Agnelli e il tesoro conteso: l’ultima sfida per l’eredità

La figlia dell'Avvocato si ritiene danneggiata. Un anno fa Margherita ha trascinato la madre, Marella Caracciolo, in tribunale: vuol far annullare l'accordo stipulato in Svizzera

È l’antica maledizione di casa Agnelli che ritorna. Potere e dolore, celebrità e solitudine. Margherita Agnelli non parla più con la mamma, Marella Caracciolo, e non ha più rapporti nemmeno con i tre figli più grandi nati dal matrimonio con Alain Elkann: John, Lapo e Ginevra. «Non li vedo, non li sento per loro volontà. All’inizio è stato angoscioso, ma ora convivo con questo dispiacere». Margherita è diventata estranea al mondo che l’ha generata e i suoi familiari sono diventati statue di sale.
I rapporti sono congelati. Ma Margherita ha infilato un cuneo nel ghiaccio dell’incomunicabilità: ha portato in tribunale sua mamma. Lei si ritiene danneggiata dagli accordi ereditari con cui sono stati spartiti i beni del padre Gianni. «Margherita Agnelli non è né cattiva né mostruosa e non attacca sua madre», ha detto in un’intervista a Repubblica l’anno scorso. Margherita Agnelli chiede solo informazioni e chiarezza. Margherita Agnelli vuole solo sapere».
E così il patrimonio dell’Avvocato è diventato oggetto di una radiografia che affida agli avvocati le già scarnificate relazioni di casa Agnelli. Causa difficile, causa complessa, quella che si svolge a Torino. Oggi la carovana dei legali si trasferisce, a porte chiuse, in Cassazione, davanti alle sezioni unite. Si deve decidere se tenere il procedimento a Torino o trasferirlo in Svizzera. Il punto è che il testamento dell’Avvocato è stato aperto a Torino, ma madre e figlia avevano stipulato un accordo in Svizzera. Accordo che ora Margherita vuole annullare. Margherita chiede, Margherita non si fida, Margherita pensa che proseguire lo scontro in Svizzera potrebbe forse aiutarla. Anche se, alla fine, quel che conta, per tutti è una rapida definizione della contesa che altrimenti potrebbe avvitarsi per anni. La Procura si è espressa per tenere in Italia il processo, gli avvocati diranno la loro intorno a mezzogiorno, la decisione verrà comunicata fra un mese circa.
Certo, la causa che oppone gli Agnelli agli Agnelli sembra seguire quella linea invisibile che dentro la casata separa i vincenti dai perdenti. Gli uomini che hanno fatto la storia della più grande dinastia industriale italiana e quelli che, per una ragione o per l’altra, sono rimasti ai margini. Qualcosa che ha a che fare con il karma delle persone, sullo sfondo di una scia di lutti. «Avevamo molte cose in comune, io e Edoardo - racconta lei del fratello suicida -, spartivamo interessi e inquietudini, l’attenzione per il religioso». Ovvero, cercavano la ragione, superflua per qualcuno, di quell’infelicità ultima dentro una cornice dorata. «Da ragazzi c’interrogavamo molto sul senso della vita». In una famiglia che fabbricava automobili e non domande esistenziali.
Ora Margherita, composta nelle sue sofferenze di figlia e di madre, ha altre domande: «Io non so quale sia il patrimonio di mio padre, come sia stato gestito, che forma abbia oggi. Ho chiesto per tutti questi anni e nessuno mi ha mai risposto. Dover andare a chiedere conto davanti a un giudice è sconvolgente ma per me è rimasta l’unica strada». E l’unico modo per chiarire anche il ruolo di «questi signori» che poi sono l’avvocato Franzo Grande Stevens e l’ex Presidente dell’Ifil, Gianluigi Gabetti, una vita all’ombra del defunto padre e ora trascinati, pure loro, a dare spiegazioni a un giudice.
Oggi Margherita vive in Svizzera con il secondo marito Serge de Pahlen, si occupa di microcredito, si sente una «casalinga». Una casalinga vitale, anche nel tormento, perché sulla scrivania tiene una foto scattata a villa Frescot nel ’91 in cui è insieme ai suoi otto figli, da John, classe 1976, a Tatiana, l’ultima della nidiata, venuta al mondo nel 90. «La cosa difficile - dice di sé andando a ritroso verso l’infanzia - era essere sempre come in vetrina. Ma io stavo dietro, a quella vetrina». Oggi lo specchio è rotto. E tocca al tribunale pesare quel che resta degli affetti e dei sentimenti.