Agnelli: "Ora decidete" E Moratti controbatte: "La Gazzetta ci attacca"

"Adesso
pretendiamo rispetto o andremo oltre la giustizia sportiva&quot;. E' questa la versione di Andrea Agnelli. <strong><a href="/sport/moratti_ci_attacca_non_leggero_piu_gazzetta/07-07-2011/articolo-id=533625-page=0-comments=1" target="_blank">La controffensiva nerazzurra passa da Moratti</a></strong>: &quot;Non mi aspettavo di non avere amici nel giornale rosa. Fa moralismo mirato&quot;

Torino Nella pancia dello stadio che sta nascendo, in quello che sarà lo spogliatoio (avveniristico) della Juventus, Andrea Agnelli ha dato il via alla nuova stagione bianconera: lo ha fatto senza alzare la voce, ma con toni fermi. Non poteva esimersi, il presidente, dal prendere una posizione dopo quelli che lui stesso ha definito «giorni concitati» in seguito a quanto scritto dal procuratore federale Palazzi. La Juventus è stata zitta un paio di giorni, ha preso atto con soddisfazione di quanto stava capitando e ieri ha detto la sua.

E Andrea Agnelli ha esplicitato la propria posizione ma ha soprattutto invitato la Federazione «a decidere. Il nostro timore è che si scelga di non farlo. E sarebbe la cosa peggiore possibile».
Un passo indietro, per iniziare. Al 28 aprile 2010, «quando John Elkann annunciò un cambiamento societario importante e l'esposto per la revoca dello scudetto 2005-06. Il principio della richiesta era basato sulla parità di trattamento. Ricordo quanto disse il commissario Rossi, ovvero che “gli organi federali possono non assegnare il titolo se anche le squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi“.

Ecco, alla luce della relazione del procuratore Palazzi, dove si parla di “una fitta rete di rapporti stabili e protratti nel tempo per l'assegnazione degli arbitri”, crediamo che qualcosa di poco limpido emerga». E quindi la Juve si aspetta che quel famigerato scudetto venga revocato all'Inter dopo che gli stessi nerazzurri se lo erano visti recapitati «nonostante sul campo ci fosse stata una squadra capace di raccogliere 91 punti e di asfaltare chiunque, come gli stessi giocatori dell'Inter, a microfoni spenti, hanno più volte ammesso». Agnelli non si ferma: «Io voglio rispetto dalle istituzioni, rispetto verso la Juve, verso i dirigenti, verso i calciatori, verso una società che ha fatto la storia del calcio italiano e che ha fornito alla Nazionale 27 giocatori su 44 nelle quattro finali vinte di Coppa del Mondo. Noi siamo l'unica società ad avere subito danni patrimoniali per centinaia di milioni di euro. Abbiamo i mezzi per muoverci anche al di fuori della Giustizia Sportiva. Per il momento non lo facciamo e aspettiamo: se sarà revocato lo scudetto all'Inter, per quanto riguarda la Giustizia Sportiva finisce qui. Per quella ordinaria, valuteremo».

Così come sarà valutata, al termine del processo di Napoli, la possibilità di chiedere eventualmente la riassegnazione del tricolore: prima di tutto bisognerà però che Moggi e Giraudo vengano assolti. Il capitolo Calciopoli è quindi tutt'altro che chiuso, anche se una nuova stagione è ormai alle porte e, parole di Agnelli, «vincere di nuovo sul campo significherebbe chiudere il cerchio». I veleni però rischiano di trascinarsi all'infinito: «Io aspetto l'evolversi della situazione fino a che venga detta una parola definitiva, ma le cose stanno cambiando», ha aggiunto Del Piero. Mentre un tiratissimo Buffon già immagina che «sarebbe come vincere un'altra volta, se davvero ci restituissero quel tricolore».

Intanto, oggi a Bardonecchia ci sarà il primo giorno di raduno. In attesa di altri campioni, accontentarsi di Pirlo («acquisto sottovalutato - ha detto Agnelli -: Andrea è tuttora uno dei più forti al mondo»), Lichtsteiner, Ziegler e Pazienza. «Faremo altre operazioni - chiude il presidente -. Ci piacciono anche un Higuain o un Sanchez: le condizioni però devono essere le nostre. Ad aste scriteriate non partecipiamo».