Per gli Agnelli il rebus cedola

Il tema non è ancora posto. Ma sotto traccia il problema delle prossime mosse degli Agnelli già si pone. Per due questioni: la prima è la permanenza della famiglia, tramite Ifil (futura Exor dopo la fusione con Ifi, che avverrà a primavera) al 30% di Fiat. Di fronte a un aumento di capitale, per esempio, che succederà? E nel caso di una fusione con Chrysler o Psa? E la diluizione della famiglia, in uno di questi casi, sembra cosa certa, già peraltro prospettata dal presidente John Elkann. Piuttosto è il secondo problema a tenere banco fin da subito: quello della remunerazione delle famiglie Agnelli che, tramite Ifil, incassano nell’accomandita (Sapa) le cedole Fiat. Sergio Marchionne ha appena annunciato che Fiat non distribuirà dividendo. Il che significa, per Ifil, 130 milioni di incasso mancato rispetto all’anno scorso. Ora la parola a Ifil, che a sua volta paga il dividendo alla famiglia: che deciderà il cda di fine marzo? Fonti vicine alla holding garantiscono che la scelta di Ifil è del tutto slegata da quella di Fiat. Tanto che, negli anni bui di inizio secolo, nonostante il Lingotto avesse lasciato i soci all’asciutto per ben 4 anni (2002-05), Ifil ha sempre pagato la cedola, con la sola eccezione del 2002. Attingendo alle riserve, e ai flussi comunque provenienti dalle altre partecipate. E quest’anno dovrebbe di nuovo andare così. La mossa di ieri lo indica chiaramente: l’accomandita di famiglia ha acquistato sul mercato 2 milioni di azioni Ifil risparmio, pari al 5,35%, al prezzo (ai minimi) di 1,45 euro. Lo scorso anno alle risparmio (che in caso di utile hanno un dividendo garantito e maggiorato rispetto all’ordinario) sono stati pagati 12 cent. Ipotizzando una cedola dimezzata, sarebbe pur sempre il 4% di rendimento. Per il momento può bastare.