Agnello di Napoli

È uno degli oltre cinquanta patroni di Napoli (oltre al principale, s. Gennaro). La più antica notizia che si ha di questo santo si deve al suddiacono Pietro, che nel secolo X era stato miracolosamente sanato da un grave male dopo essersi rivolto a s. Agnello. Pietro, per riconoscenza, raccolse in uno scritto tutte le testimonianze sui miracoli dovuti al santo e ne enumerò ventidue. È da quel testo che si cavano le scarsissime notizie su s. Agnello di Napoli. La storia comincia quando Gaudioso Settiminio Celio, vescovo di Abitinia nell’Africa romana, è costretto a scappare davanti all’invasione dei Vandali. Insieme ad altri colleghi si imbarca alla volta dell’Italia e si ferma a Napoli, dove fonda un monastero. Ebbene, nel VI secolo, di questo monastero divenne abate il succitato s. Agnello, che morì a sessantun anni esatti verso il 506 o il 604. Si guadagnò il patronato di Napoli nel XV secolo, dopo aver salvato più volte la città e la vicina Sorrento dagli attacchi dei soliti saraceni. Il santo è patrono anche di Guarcino, cittadina laziale in provincia di Frosinone. La minuziosa Bibliotheca Sanctorum (Città Nuova) ci informa che almeno dal XII secolo il santo è venerato anche nella toscana Lucca, che sostiene di detenerne le vere reliquie e ne celebra la ricorrenza oggi, 18 maggio (mentre a Napoli cade il 14 dicembre). Adesso qualche buon libro da mettere da parte per l’incipiente estate. Segnalo Il caso Giordano Bruno, di Mario A. Iannaccone (Quaderni del Timone) e L’ira del re è morte. Enrico VIII e lo scisma che divise il mondo, di Elisabetta Sala (Ares).