Agnello di Ravenna

Pare sia nato attorno al 487 in una famiglia patrizia ravennate. Da giovane intraprese la carriera militare e si sposò. La morte della moglie lo determinò a lasciare il mondo per farsi chierico. Verso il 557, morto l'arcivescovo Massimiano, Agnello venne eletto alla cattedra di Ravenna. Poiché non si era ancora estinta l'eresia ariana, scrisse un libello antieretico, l'Epistola de ratione fidei ad Arminium. Ma proprio sotto il suo episcopato la questione eretica ebbe termine perché le minoranze gotiche di fede ariana accettarono di rientrare nell'ortodossia. Agnello chiese, a tal proposito, consiglio al papa Pelagio, il quale gli mandò delle istruzioni circa il modo di comportarsi con coloro che intendevano essere riammessi nella Chiesa. Nel 561 l'imperatore d'Oriente, Giustiniano (l'Esarcato di Ravenna era governato dai bizantini), assegnò alla diocesi ravennate i beni delle chiese ariane. Agnello riconsacrò tutti gli edifici sacri appartenuti agli ariani, intitolandoli a santi ortodossi (soprattutto militari, in omaggio al suo antico mestiere). Ricostruì anche i due monasteri di san Matteo e San Giacomo che sorgevano nella vicina Classe. Il santo arcivescovo morì probabilmente nel 569. Ora, lo spazio rimasto ci consente di segnalare qualche buona lettura estiva. Cominciamo con La vita di san Riccardo Pampuri a fumetti, di Mainardi-Maresta (Edizioni Art: info@edizioniart.it). Poi, Il mio Cuore Immacolato trionferà (Luci sull'Est: luci-rm@lucisullest.it), a cura di Guido Vignelli per il novantesimo di Fatima. Infine, Paolo Mariani, L'Accademia e la Loggia (Il Cerchio).