Agnes: «I vertici dell’Iri avevano un ruolo attivo»

Milano - A Biagio Agnes le risposte di Romano Prodi sono andate di traverso. Le risposte sulla cessione di Italtel con quella netta presa di distanza dall’affare con la Siemens, lì a sottolineare che l’Iri e quindi il Professore non seguirono la vicenda.
All’epoca lei era presidente della Stet che controllava Italtel e quindi seguì la vicenda dalla regia...
«Sulla specifica vicenda Italtel preferisco non parlare. Un po’ perché c’è un’indagine in corso. Un po’ perché tra privatizzazioni e fusioni ce ne sono state parecchie e i ricordi non sono così nitidi. Posso comunque affermare con tranquillità che all’Iri sapevano. Sapevano eccome».
Quindi Palazzo Chigi mente?
«La risposta di Prodi all’inchiesta de Il Giornale francamente mi fa sorridere. Di amarezza».
Perché?
«Perché quando saltano fuori le inchieste penali sulle cessioni delle aziende del gruppo Iri, Prodi risponde sempre così “Non sapevamo nulla”. E non è vero».
Quindi l’Iri...
«Quindi l’Iri e la presidenza dell’Iri avevano un ruolo attivo. Ma come si fa a sostenere il contrario? Quando si trattava di acquisizioni, fusioni, scorpori, vendite dovevamo e scandisco bene d-o-v-e-v-a-m-o necessariamente avere il placet dell’Iri perché era il nostro maggiore azionista».
Era vincolante?
«In genere avevamo abbastanza autonomia, la presidenza, l’Iri ci lasciava libero agire ma quando si parlava di fusioni, ripeto, bisognava discutere con l’Iri. Certo senza essere completamente succubi».
Una sorta di confronto-mediazione o no?
«Chiunque mastica di finanza e soprattutto di finanza pubblica può capire la forza che aveva il primo azionista...».
E scusi allora perché Prodi prende le distanze, dice che l’Iri è stato oggetto solo di un’informativa?
«E lo chiede a me? Mica sono l’angelo custode di Prodi...».
In un documento interno di Siemens si elencano le posizioni dei manager più importanti di Italtel e Stet sull’operazione. Lei risulta «neutrale». Una posizione un po’ insolita per un manager del suo calibro.
«È inutile che cerchi di stuzzicarmi. Sulla vicenda parlerò se e quando avrò chiara tutta la situazione, i ricordi. Le posso però ripetere che sia l’Iri sia il governo venivano informati».
Anche i politici quindi?
«Ma certo. Noi non chiedevamo alla politica di poter fare questa o quella operazione ma quando entrava in gioco l’interesse del Paese e sicuramente l’operazione Italtel riguardando le telecomunicazioni coinvolgeva questi interessi, si avvisavano i politici».
In qualche modo si coinvolgevano.
«È mia abitudine farlo, non c’è dubbio».
È quindi comprensibile che Siemens portasse avanti azioni di lobbing?
«Non mi sorprende affatto».
Francesco Silvano, invece, amministratore delegato per le consociate Stet era l’unico contrario a Siemens, Admiro Allioni e Silvestri erano a favore.
«È normale in un gruppo di quelle dimensioni su operazioni complesse le posizioni siano diversificate».