Agnoletto manda a casa l’assistente «Sono incinta, non ne avevo diritto»

Il leader dei movimenti: «Accusato ingiustamente, non sapevo nulla»

Francesca Buonfiglioli

da Milano

«Licenziata» nonostante lo stato di gravidanza. «Ho il dovere di difendere la mia dignità di donna e di lavoratrice davanti a un datore di lavoro che mi licenzia senza giusta causa». Questo ha spinto Giovanna Lelli, assistente all’Europarlamento di Vittorio Agnoletto, deputato di Rifondazione comunista, a denunciare l’accaduto in una lettera aperta indirizzata alla delegazione del partito a Strasburgo. «Attraverso la mia vicenda personale - continua la lettera - vorrei esprimere la mia preoccupazione a un partito e a un gruppo politico che si vogliono promotori di un’alternativa progressista in Europa».
Il contratto della ragazza, ancora in periodo di prova, non è stato confermato a causa di «errori molto gravi che ha commesso - spiega Agnoletto -. Quando poi le ho chiesto spiegazioni Giovanna ha addotto giustificazioni non credibili senza accennare minimamente al suo stato». Il certificato di gravidanza è infatti giunto nelle mani del «datore di lavoro» solo in un secondo momento, quando ormai la decisione era stata presa. «Non era una persona in grado di svolgere le mansioni di assistente - continua il leader dei Movimenti -. Le ho confermato che sarebbe potuta rimanere fino alla fine del periodo di prova e l’avrei segnalata al gruppo parlamentare per redigere relazioni. Se solo mi avesse detto di essere incinta una soluzione l’avremmo trovata».
L’ex assistente invece si appella alla legge belga che, stando alla sua interpretazione «obbliga le lavoratrici a notificare la gravidanza al terzo mese». La «denuncia» si chiude con punto interrogativo: «A che serve battersi per i diritti dei lavoratori se riproduciamo al nostro interno i rapporti tipici del peggior capitalismo?». «Un conto è tutelare diritti - risponde seccato Agnoletto - e aiutare persone. Un altro è essere accusato di qualcosa che non ho commesso».