«Agnoletto non rappresenta nessuno»

Piero Pizzillo

Carneade, chi era costui? Il signor Vittorio Agnoletto, chi è e chi rappresentava nei giorni drammatici del G8 (luglio 2001) quando la città fu messa a ferro e fuoco dagli scatenati black bloc? O se si preferisce, per dirla alla Di Pietro, «che ci azzeccava»? Il medico, oggi parlamentare europeo, ha costituito il punto clou della seconda udienza del processo ai 45 imputati (agenti e funzionari della polizia penitenziaria, della polizia di Stato, carabinieri e 5 medici), chiamati a rispondere delle presunte violenze fisiche e morali nella caserma di Bolzaneto. Nell’aula della corte d’assise, stracolma di avvocati della difesa e di parte civile, presenti i pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, il tribunale presieduto da Renato Delucchi, dopo avere respinto un’eccezione di nullità per difetto di notifica, ha dato il via alle presentazione delle istanze dei difensori sulla inammissibilità della parti civili, che intendono costituirsi in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. Per 45 minuti circa c’è stato un ininterrotto tiro al piccione su Agnoletto da parte del compatto schieramento dei difensori e dell’avvocato dello Stato, in rappresentanza dei ministeri dell’Interno, della Difesa e della Giustizia.
La prima bordata è partita dall’avvocato Sandro Vaccaro, che assiste un medico e un ispettore di polizia. «Il Gsf - ha detto il legale - si è costituito come associazione di fatto per organizzare un Public forum mondiale, da svolgersi in concomitanza del G8, arrogandosi il ruolo di portatore di interessi, che possono essere ritenuti veri e propri diritti soggettivi dell’associazione in senso sostanziale, suscettibili di tutela processuale». «Non è così - ha affermato con forza il legale, perchè se questo ragionamento può avere una certa validità per un procedimento diverso (fatti della Diaz), dove è stata riconosciuta la facoltà del Gsf di costituirsi parte civile, con riferimento a ragioni di danno connesse al fatto che gli asseriti illeciti sarebbero stati compiuti all’interno della sede operativa dell’associazione, non lo è per questo processo. Per Bolzaneto non vi è il titolo di portatore di un interesse diretto, non v’è alcun tipo di danno diretto prodotto dai reati. Chi rappresenta il Gsf? Il signor Agnoletto, il quale dice che gli organi di stampa lo hanno qualificato come portavoce». «Non v’è alcun atto - ha concluso il penalista - che legittimi Agnoletto come rappresentante del Gsf, il quale, tra l’altro non ha ottenuto il consenso delle persone offese». Concetti analoghi sono stati espressi dall’avvocato Giorgio Zunino, che con Alfredo e Carlo Biondi difende 11 carabinieri, nel chiedere al tribunale l’estromissione dal processo come parte civile di Agnoletto e del Gsf. Si sono associati, insistendo sulla carenza di legittimazione, con rispettivi interventi, i colleghi Scodnik, Pruzzo, Pasqui, Franzosa, Iavicoli, Mascia, Foglino anche a nome di Pendini, Calzetta dello studio Savi, Baroni, anche per conto di Cecon, Curcuruto, Gallo, Pischedda e altri.
Infine, l’avvocato dello Stato Giuseppe Novaresi ha sostenuto che se non esistono atti formali, non è possibile dichiararsi portavoce e legale rappresentante di altri soggetti, costituiti in associazione. «Per ogni udienza - dice Vaccaro - spendiamo 50 - 60 mila euro (ne sono previste 200), andiamo a fare un lavoro immane, ma si arriverà alla prescrizione per decorrenza termini».