Agnolin va alla rivoluzione «Largo agli arbitri giovani»

Marcello Di Dio

da Roma

Parte l’anno zero degli arbitri, ma è una falsa partenza. Troppe le incognite a un mese dall’inizio della stagione, con l’attesa per le sentenze del processo sportivo che coinvolge anche molti fischietti. E così il commissario straordinario dell’Aia Luigi Agnolin ha tentato di fornire una bozza di organico arbitrale, anche se l’intera classe è da rifondare. Il designatore Maurizio Mattei, che pure è uscito indenne dalla bufera, è «congelato». I ben informati assicurano che dovrebbe restare al suo posto, una decisione in tal senso sarà presa già la prossima settimana.
Si parte quindi dalle sette promozioni dalla Can di C (l’età media è 32 anni, con altri quattro o cinque salti possibili in una rosa ristretta di tredici «aspiranti debuttanti» tenuti in allerta). I nuovi sono Domenico Celi di Campobasso, Antonio Damato di Barletta, Andrea Gervasoni di Mantova, Antonio Iannone di Napoli, Daniele Orsato di Schio, Denis Salati di Trento e Massimiliano Velotto di Grosseto.
Ma ci sono anche nove esclusioni. Tra queste, lo scontato addio di Rodomonti (per limiti di età, ne ha compiuti 45 lo scorso primo giugno, ma l’arbitro è anche uno degli otto fischietti a giudizio nel processo a Calciopoli); le richieste di dismissioni di Collina e Tombolini; le bocciature vere e proprie, toccate a Cassarà, Gabriele, Mario Mazzoleni, Dattilo, Preschern e Racalbuto. I primi tre avevano arbitrato pochissime partite in A nell’ultima stagione e quindi erano fra i papabili, gli ultimi due escono dai ranghi perché, come prevede il regolamento dell’Aia, in 10 anni di permanenza nella Can (per Racalbuto in realtà sono 14) non sono riusciti a diventare internazionali. La scelta di Dattilo appare la più sorprendente, visto che il fischietto calabrese aveva diretto 10 incontri di A nell’ultima stagione.
Se si considerano poi gli arbitri sospesi perché attualmente sotto processo (Bertini, De Santis, Dondarini, Messina, Paparesta, Rocchi e Tagliavento) ai quali si aggiunge il romano Ciampi, il cui nome è entrato nelle intercettazioni ma non nel processo, ecco che l’organico attuale è di 31 arbitri. Che al momento sarebbero appena sufficienti a coprire le dieci partite di A e le undici di B. Sarà dunque necessario infoltire la rosa: Agnolin ha già visionato le schede tecniche, fornite dal designatore della Can di C Pieri (in scadenza e ancora senza rinnovo), di almeno 20 elementi giovani.
«Dobbiamo aspettare le decisioni della giustizia sportiva - ha detto Agnolin al termine della tre giorni di lavoro a Tivoli - sia sugli arbitri sia sulle squadre. Non sappiamo ancora che serie A sarà, e lo stesso discorso vale per la B». Più certezze per il commissario arrivano dalla strada da seguire per la riforma dell’Associazione arbitri: autonomia nella scelta degli uomini e degli obiettivi da raggiungere, formazione non solo tecnica, ma anche morale, uniformità comportamentale e credibilità. «Il percorso da fare è ancora lungo - ha ammesso Agnolin, facendo capire che il suo incarico non scadrà presto -. Bisogna ricominciare da capo, rimettere assieme i vecchi mattoni e i pezzi ancora sani per ricostruire un nuovo edificio. Non si può cambiare tutto velocemente perché i grandi processi di cambiamento hanno bisogno di una larga adesione, dobbiamo ridare credibilità e moralità al settore arbitrale».
Tanti fischietti sono sotto inchiesta. «Ripeto, aspettiamo le sentenze della giustizia sportiva anche se poi ci sarà quella domestica (prevista dal regolamento dell’Aia, ndr), che non è addomesticata. È chiaro che molto dipenderà dal tipo di errori che hanno commesso e dall’entità delle condanne che subiranno. Bisognerà distinguere caso per caso, d’altronde anch’io sono stato sospeso e oggi sono qui a capo dell'Aia». E avverte anche quanti si ribelleranno alle decisioni annunciate per oggi: «Nessuno deve estraniarsi da quello che è avvenuto in questi mesi. Non mi illudo, qualche arbitro dismesso ricorrerà, ma deve ricordarsi che chi sa qualcosa ha l’obbligo di denunciarlo. Questo è un principio etico fondamentale, molti sanno e fanno finta di non capire. A buon intenditor poche parole...».