Agostini: "Valentino? Ha un dono divino"

Il grandi delle due ruote applaudono Rossi. E il mitico Ago saluta con ammirazione il sorpasso del Dottore, al settantesimo successo nella massima serie e all'ottavo titolo mondiale conquistato<br />

Giacomo Agostini, il secondo pilota più vittorioso della storia della classe regina. Suona un po’ strano, ma è così, perché Valentino Rossi ha ormai superato il mito e con il trionfo di Motegi, il fenomeno di Tavullia ha raggiunto quota 70 successi nella massima cilindrata, due in più di Ago. Giacomo, naturalmente, rimane in vantaggio nei titoli mondiali: 15 in totale (8 per Vale), 8 in 500 (contro 6). Insomma, ci troviamo di fronte a un campione straordinario, sempre grandissimo in tutta la sua carriera: è quindi difficilissimo dire se quello del 2008 è il miglior Rossi di sempre.

Provano a farlo alcuni grandissimi campioni del passato, cercando di individuare anche le qualità principali di Valentino. “Per essere così costantemente competitivo – spiega Agostini – devi essere incredibilmente forte di testa. Ma non è solo una qualità, è un dono divino, un qualcosa che hai dentro”. Anche Mick Doohan, cinque titoli consecutivi in 500 (dal ’94 al ’98) è un ammiratore di Valentino. “La sua dedizione è incredibile – è la tesi dell’australiano – e ogni volta che entra in pista dà il massimo: non è così semplice farlo. Valentino conosce anche la moto, sa cosa serve per andare forte. Il momento chiave della stagione è stato sicuramente il GP di Laguna Seca, dove ha dimostrato tutta la sua determinazione”.

Una tesi che condivide Eddie Lawson, quattro mondiali in 500, tre con la Yamaha e uno con la Honda. “Negli Stati Uniti – afferma Eddie – ha fatto vedere a Stoner la sua forza mentale. Credo che la sua qualità principale sia quella di divertirsi in sella alla moto, anche se affronta il suo lavoro molto seriamente. Difficile dire se è il miglior Rossi di sempre, ma è chiaro che quest’anno si combinano alla grande tanti fattori positivi”.

Secondo Kenny Roberts, tre volte iridato in 500 dal ’78 all’80, è invece sempre il solito Rossi. “Da quando lo conosco – dice convinto – è sempre rimasto uguale, soprattutto a livello di carattere. Pare che nella sua carriera non ci sia mai stata una scelta sbagliata: quando nel 2004 passò dalla Honda alla Yamaha, molti dissero che avrebbe faticato parecchio, invece ha vinto anche quella scommessa. Lo stesso è successo quest’anno, preferendo la Bridgestone alla Michelin. Quando è arrivato al mondiale era solo il figlio di Graziano Rossi, ma si è visto subito che era di un’altra categoria”.

Kevin Schwantz, campione del mondo 500 nel 1993 con la Suzuki, è sempre stato un grande estimatore di Valentino. “Ha una marcia in più degli altri – spiega – per le grandi motivazioni che ha. Dopo tutto quello che aveva vinto, poteva solo pensare a fare una bella vita, invece si è rimesso continuamente in discussione. Valentino ci prova sempre e si adatta a qualsiasi moto che guida ed è incredibilmente modesto: quest’anno, se è possibile, è andato ancora più forte”.

Per finire, Wayne Rainey, iridato 500 dal ’90 al ’92. “Ogni volta che sale in moto – sono le sue parole – pensa solo a essere il più veloce. Per riuscirci, devi lavorare molto, anche se da fuori può sembrare una cosa naturale. Invece, è difficilissimo farlo settimana dopo settimana per così tanti anni. Di Rossi ammiro il suo amore per le gare: per questo sport ha fatto tantissimo e quando smetterà tutto sarà differente per il motociclismo”.