Agostino Fangi

Apparteneva a una nobile famiglia di Biella, dove era nato nel 1430. Trovò la sua personale vocazione nel locale convento dei domenicani, dei quali prese l’abito. Dopo aver studiato nei collegi del suo ordine fu ordinato sacerdote. La sua vita in convento fu contrassegnata dalla minuziosa osservanza della regola e, soprattutto, dalla pazienza con cui affrontò una lunga e grave malattia. Quest’ultima lo costrinse a sottoporsi a parecchi interventi chirurgici. La cosa, con i mezzi a disposizione nel XV secolo, non doveva essere affatto allegra. Il Fangi aveva una devozione tutta speciale per la Madonna e celebrava la messa piangendo. Aveva, infatti, quello che i mistici chiamano «dono della lacrime». Consiste nel poter vedere con chiarezza soprannaturale la miseria della condizione umana rispetto alla bontà infinita del Creatore (anche Padre Pio aveva questo dono). Da qui il pianto irrefrenabile. Il Fangi divenne ben presto un famoso predicatore. Ma anche un richiestissimo confessore, giacché aveva pure il dono di fare miracoli. Tutti, insomma, volevano lui, sia per sentirlo predicare che per riceverne consiglio e intercessione. Ma l’uomo era molto schivo e fu per solo obbedienza che accettò la reiterata elezione a priore in vari conventi del suo ordine. Finalmente ottenne il permesso di poter ritirarsi nel convento di Venezia, dove trascorse i suoi ultimi anni di vita. Morì là nel 1493. Sepolto nella chiesa di San Tommaso, fu riesumato tre anni dopo e trovato assolutamente intatto. In seguito, parte delle sue reliquie andò a Biella.