Agostino Tassi, visioni di un artista «maledetto»

Palazzo Venezia dedica al romano Agostino Tassi (1578-1644) «un paesaggista tra immaginario e realtà», la mostra dell’estate, aperta fino al 21 settembre nell’Appartamento Barbo (catalogo Iride per il Terzo Millennio). Una novità per il pubblico, non di uno dei tanti «minori» del ’600, ma «un maestro radicale ed estremo», noto più per lo stupro di Artemisia Gentileschi, pittrice eccelsa anch’essa, per la vita sciagurata che condusse, fra violenza, cause, scandali e prostitute, che per i suoi quadri. Un artista maledetto, che piaceva alle donne ma che, a differenza di Caravaggio, non fu baciato dal successo pur avendone tutti i requisiti.
Tassi è un grande pittore che dipinge in modo superbo, con una cifra tutta sua, né classicista, né tardo manierista, né barocco, e una schiera di collaboratori che in tarda età, quando per l’artrosi non può più lavorare, dipingono per lui. Protetto dai Borghese, affresca i palazzi della nobiltà romana, Lancellotti, Pamphili, Odescalchi, Pallavicini, Taverna, il Quirinale, lavorando con Guercino, Domenichino, Lanfranco, ma non disdegna vendere le proprie opere al falegname o al vicino di casa. Una difficoltà in più per rintracciarle.
La mostra, da un’idea del professor Claudio Strinati, curata da Patrizia Cavazzini che studia Tassi da 20 anni, è formata da una trentina di dipinti, alcuni di recente attribuzione. Una rassegna non grande, quindi, ma ricca di sorprese. Sono «quadrature» architetture illusionistiche, capricci fantastici, marine con personaggi dai copricapo orientali, notturni rischiarati dagli incendi, paesaggi che anticipano Poussin e Lorrain. La novità è l’apertura sul paesaggio che da sfondo, da fregio, occupa il centro della scena. Le figure aggiunte dopo sono «incidenti di percorso», come certi particolari de «Il Battesimo di Cristo» tratti da quadri di altri artisti con una perizia tecnica e una fantasia che risentono delle scoperte della scienza e della filosofia del tempo. Tassi non ha raggiunto la fama che gli spetta perché non si è dedicato alla pittura sacra mostrando la sua carica trasgressiva (Strinati) o perché era un pittore di paesaggio in un'epoca e in una città che non consideravano questo genere quanto la pittura di storia (Cavazzini). Ma Tassi è un innovatore, una personalità duttile che si riferisce ai pittori del Nord Europa, a Paul Bril e alla pittura francese che renderà la sua natura più inquietante. Negli ultimi tempi è stato anche riscoperto dal mercato antiquario, visto che molte sue opere sono in mano privata. Si dice che i suoi quadri valgano dai 200 agli 800mila euro. Palazzo Venezia, via del Plebiscito 118. Orario: 9-19, lunedì chiuso. Fino al 21 settembre.