Da agosto soldati nelle città: a Milano subito 300 uomini

da Milano

Anche i soldati dell’esercito per sorvegliare le città e le aree più a rischio. Partirà dal primo agosto il nuovo piano contenuto nel «pacchetto sicurezza» già varato per decreto dal governo. Ad annunciarlo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che, ieri mattina, ha incontrato nella sede del Comune il sindaco Letizia Moratti per annunciarle che Milano sarà una delle città scelte per la sperimentazione. Pattuglie di tre uomini, formate da un soldato con due carabinieri, finanzieri o poliziotti, incaricate di presidiare il territorio. «Saranno 3mila - annuncia La Russa - i soldati messi a disposizione». Di questi, 2mila saranno utilizzati per presidiare gli obiettivi sensibili, mentre altri mille avranno il compito di pattugliare le città. «In questo modo - aggiunge il ministro - i 2mila uomini delle forze dell’ordine liberati dai compiti di presidio, potranno occuparsi della sicurezza». Ad agosto e settembre nei luoghi di villeggiatura e poi, a partire dall’autunno, anche loro in piazze e strade considerate più a rischio. Assolutamente positivo il giudizio della Moratti, che oggi sarà a Roma per incontrare il ministro dell’Interno Bobo Maroni con il quale parlerà di emergenza rom, della moschea di viale Jenner da spostare e della destinazione dei militari in arrivo. «Importante la visita di La Russa - assicura il sindaco - perché Milano aveva da subito accolto favorevolmente l’idea di impiegare l’esercito. Uomini che hanno un’esperienza importante perché tornano da missioni di pace e che quindi sanno bene come rapportarsi con il territorio». Parlando dei soldati italiani impegnati all’estero, La Russa spiega che «tutti i giorni fanno qualcosa di concreto per la pace. Non fanno girotondi, né i cortei di chi chiede, legittimamente, la fine delle guerre. Ma operano sul campo e hanno bisogno di conforto e di appoggio. E serviranno anche in patria per garantire un miglior controllo del territorio».
La decisione dei compiti da svolgere, assicura La Russa, spetterà al ministro dell’Interno, «con il quale, al contrario del governo Prodi con i continui scontri tra ministri della Difesa, dell’Interno e degli Esteri, noi non solo non ci guardiamo in cagnesco, ma anzi collaboriamo in perfetta intesa. E non era mai successo». Per il momento sembra chiaro che ai militari a Milano sarà affidata la sorveglianza del Duomo e delle chiese più importanti, della metropolitana e delle stazioni. Oltre alle strade del centro e i quartieri più a rischio criminalità. «L’utilizzo dei militari - le parole del vicesindaco e senatore di An Riccardo De Corato - è anche un’ottima soluzione alla cronica carenza di organico nelle forze dell’ordine. E Milano lo considera anche un risarcimento per quei 500 agenti promessi dal governo Prodi dal Patto per la sicurezza e mai arrivati». E garantisce che il Comune di idee su come utilizzarli ne ha molte. «A cominciare da via Imbonati, oggi una delle aree più critiche per l’alta presenza di stranieri, soprattutto clandestini. Poi La Stazione Centrale e l’asse Loreto-Padova-Buenos Aires con le continue risse tra stranieri fuori dai locali notturni. L’ultima domenica, finita con due vigili all’ospedale. E poi le zone dove c’è spaccio, criminalità, occupazioni abusive, degrado, forte presenza di extracomunitari clandestini».
«L’idea di queste pattuglie di città - conclude La Russa - è nata quando non ero ancora ministro. Allora non pensavo necessariamente alle Forze armate. Ma occorre garantire un miglior controllo del territorio e alla gente interessa ben poco che a occuparsene siano carabinieri, agenti di polizia o l’esercito. L’importante è che tutti si sentano protetti».