Agricoltura: la potatura della vite si rinnova e diventa la premessa di un buon vino

Nasce in Friuli la prima Scuola italiana permanente di potatura della vite. Il metodo, già introdotto nei vigneti di importanti aziende italiane, ha portato a risultati sorprendenti: allungamento della vita media dei vigneti e diminuzione fino al 50% delle ore di lavoro sulla pianta

Al via la prima Scuola italiana di potature della vite. L'hanno ideata, dopo una prima fase sperimentale avviata nel 2009, due tecnici friulani, Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, , che si definiscono «preparatori d'uva». Unica nel suo genere in Italia e a livello internazionale, diventa un centro di formazione permanente e avvia corsi in partnership con importanti centri di ricerca e università in sette regioni fra le più rappresentative dell'eccellenza della viticoltura italiana: Piemonte, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Campania, Sicilia, Valle d'Aosta. Una scuola itinerante, aperta a viticoltori e non, le cui lezioni si articolano in due fasi: 20 ore in inverno, con la parte teorica e la parte pratica in vigna per gli interventi sul legno in fase di potatura. Altre 12 ore in primavera, per la gestione del verde.I corsi saranno replicati nel 2011 con date da definire e saranno probabilmente estesi anche ad altre regioni.
In questi giorni, fino a sabato 27 febbraio, i corsi si stanno svolgendo in Valle d'Aosta, a Quart, in collaborazione con il Cervim (Centro di ricerche, studi e valorizzazione per la viticoltura di montagna).
L'obiettivo è recuperare l'antico mestiere del potatore che, come un chirurgo, decide il destino della vite con interventi il più possibile rispettosi della salute della pianta, che permettono addirittura di raddoppiarne l'età, il che comporta un importante risparmio per le aziende, la riduzione considerevole dei costi in vigna con la diminuzione delle ore di potatura (dal 30 al 50%) e piante longeve che danno uve (e quindi vini) di qualità superiore. Un «nuovo» mestiere antichissimo, quello del potatore, a torto considerato umile, che riacquista dignità e apre ai giovani interessanti prospettive nel settore della green economy.
La Scuola italiana di potatura della vite è il risultato di un lungo lavoro che Marco Simonit e Pierpaolo Sirch hanno iniziato oltre 20 anni fa e che li ha portati a mettere a punto un nuovo metodo di potatura «soffice» - con radici nella tradizione, che preserva la vite dal precoce deperimento a cui si è assistito negli ultimi anni.
Dalle loro sperimentazioni è emerso infatti che il segreto della longevità della vite dipende in particolare da una potatura corretta, che non provochi ferite sulle porzioni vitali della pianta. Affiancati nel loro percorso dal prof. Attilio Scienza, uno dei luminari della viticoltura italiana, i due tecnici e la loro équipe sono oggi consulenti di una quarantina di aziende fra le più prestigiose a livello nazionale. Fra quelle che hanno abbracciato la loro filosofia e adottato il loro metodo ci sono Angelo Gaja e Spinetta in Piemonte; Bellavista in Franciacorta; Ferrari,Cavit, San Leonardo e Pojer&Sandri in Trentino; Hofstatter e Tenuta Manincor in Alto Adige; il Gruppo Italiano Vini, San Felice, Podere Forte e Col d'Orcia in Toscana; Feudi di San Gregorio in Campania; Planeta e Tasca d'Almerita in Sicilia, oltre a importanti aziende in Friuli.
Il loro lavoro, fra l'altro, mostra anche un'interessante valenza ambientale, dato che preserva il paesaggio agrario italiano oggi a rischio di omologazione a causa delle colture intensive.
«Già dopo i primi cinque anni di lavoro con i Preparatori d'uva - racconta Mattia Vezzola, enologo di Bellavista in Franciacorta - possiamo considerare un miglioramento oggettivo e tangibile della qualità patrimoniale delle vigne, una maggior uniformità di sanità e di produttività della pianta, un risparmio economico sulla potatura e quindi sulla gestione generale e, dato per noi fondamentale, una sostanziale presa di coscienza da parte di tutto il personale dell'utilità del miglioramento del proprio bagaglio professionale».
«Siamo stati tra i primi ad adottare questo sistema rivoluzionario - spiega Marcello Lunelli, vicepresidente delle Cantine Ferrari di Trento e responsabile tecnico del gruppo -. Era il 2005 quando abbiamo cominciato. Oggi possiamo dire di aver raggiunto gli obiettivi che ci eravamo posti cambiando il modo di potare, ovvero una maggior longevità delle viti e una qualità più elevata delle uve. Dopo aver sperimentato l'efficacia nei vigneti di proprietà, abbiamo deciso di estendere il sistema ai vigneti dei contadini che lavorano sotto il controllo dei nostri agronomi e ci conferiscono le uve. Il che vorrà dire avere a disposizione più uve di altissima qualità, equilibrate, che daranno un Ferrari sempre più indimenticabile».
«Le prime impressioni dopo due anni di applicazione del metodo sono molto positive - conferma Alessio Planeta, dell'omonima azienda siciliana- e possiamo già segnalare una riduzione evidente delle ore di potatura. Il metodo di potatura Simonit&Sirch è diventato per noi un importante strumento che ci accompagna nella ricerca della longevità per i nostri vigneti».