«Agricoltura Ue, l’Italia si faccia sentire»

Molte voci della bilancia agroalimentare del nostro Paese sono in passivo

da Roma

È strappo sulla riforma dei contratti tra i metalmeccanici della Fiom e la «casa madre», la Cgil. Oltre il 75% dei delegati alla conferenza organizzativa del sindacato dei metalmeccanici ha approvato il documento del segretario Gianni Rinaldini, che boccia la bozza unitaria di Cgil-Cisl-Uil sulla riforma dei contratti. Solo il 17% ha approvato la mozione vicina alle linee del segretario Cgil, Guglielmo Epifani.
Ancora una volta, la Fiom si conferma come il sindacato vicino all’ultrasinistra, sempre più distante da una Cgil accusata di avere sposato le tesi del Partito democratico. «Rivendico il diritto al dissenso - ha detto Rinaldini -; la Fiom sarà in prima fila nelle iniziative di lotta per reggere all’assalto della Confindustria e del governo». Anche Giorgio Cremaschi, uno dei leader più ascoltati della Fiom, ha espresso una decisa contrarietà al modello contrattuale individuato nella bozza di Cgil-Cisl-Uil. «Dobbiamo rafforzare il contratto nazionale - ha detto - perché così si rafforzerà anche la contrattazione aziendale. Il disegno dei padroni è chiaro - aggiunge -: intendono dare i soldi a chi vogliono, tornando al salario individuale».
La rottura tra la Fiom e il vertice della Cgil avviene a pochi giorni del primo incontro tra governo e parti sociali, convocato per martedì. Sia il neoministro del Welfare, Maurizio Sacconi, sia la Confindustria, hanno giudicato positivamente la bozza contrattuale approvata dai sindacati, «un passo avanti - ha ribadito Sacconi all’assemblea generale di Federmeccanica, a Venezia - per modernizzare le relazioni industriali». Alberto Bombassei, vicepresidente della Confindustria per le relazioni industriali, ha spiegato che le imprese mirano a un «contratto di garanzia» a livello nazionale, che lasci poi spazio alla contrattazione aziendale per creare un collegamento tra aumenti salariali e obiettivi di produttività e redditività.
Il «no» della Fiom complica il negoziato sui contratti, dato che la Cgil non potrà non tener conto del dissenso espresso dai suoi metalmeccanici. Intanto, il sindacato di Corso d’Italia comincia con il bocciare l’idea di una deroga al tetto massimo dei 36 mesi per i contratti a termine, lanciata nelle scorse ore dallo stesso Sacconi. «Il tetto si può superare con un avviso comune delle parti sociali - dice il segretario confederale Fulvio Fammoni - e quindi eventuali modifiche si configurerebbero come contrarie alla volontà e all’autonomia delle parti».