Agrigento, bimba morta dopo parto sulla sedia: 11 indagati tra i medici

La neonata di appena sette giorni uccisa dalla setticemia. La
famiglia ha denunciato i medici e due ospedali: il Barone Lombardo di Canicattì e il Di Cristina di Palermo

Canicattì - Scoppia un nuovo caso di presunta malasanità in Sicilia. Questa volta a finire nell'occhio del ciclone sono due strutture sanitarie: il «Barone Lombardo» di Canicattì e il «Di Cristina» di Palermo. Tutto è scoppiato all'indomani della morte di una bambina romena di appena sette giorni per setticemia. Sono stati i genitori della piccola a denunciare le due strutture sanitarie raccontando il loro calvario e la procura di Agrigento, ha inviato undici avvisi di garanzia ad altrettanti medici e infermieri dei due nosocomi. La bambina è nata all’ospedale di Canicattì lo scorso 27 novembre. Manuela Daniela Gradinariu e il marito Valentin Paun, entrambi ventitreenni e da qualche anno residenti a Camastra, un piccolo centro dell’entroterra agrigentina, si sono recati in ospedale perché alla donna le si erano rotte le acque. Hanno immediatamente chiesto aiuto, ma nessun medico si sarebbe preso la briga di trasportare in sala travaglio la donna che ha finito per partorire seduta su una sedia del Pronto soccorso. Solo in quel momento, Manuela Daniela Gradinariu, è stata avvicinata da un medico che ha provveduto con l'ausilio di una infermiera al taglio del cordone ombelicale. Madre e bambina vengono poi dimesse il 29 novembre. Il primo dicembre scorso, la bambina viene sottoposta a un controllo di routine neonatale. Lo screening, che consiste nel prelievo del sangue, non segnala alcuna anomalia. Il giorno dopo però, la donna si accorge che la bambina presenta l’addome gonfio e pertanto si ripresenta all’ospedale di Canicattì. I sanitari si rendono conto che la neonata sta malissimo, rischia di morire e, pertanto decidono il trasferimento in ambulanza prima all’ospedale «San Giovanni di Dio» di Agrigento e successivamente all'ospedale per bambini «Di Cristina» di Palermo. Nel capoluogo siciliano, i sanitari diagnosticano una onfalite con flemmone delle parete addominale, una infezione che parte dalla cicatrice addominale. I medici non danno praticamente nessuna speranza ai genitori e infatti, all’indomani, la bambina muore. La rabbia dei genitori di Danisa, così era stata chiamata la piccolina, che non si vogliono rassegnare. Erano riusciti a dare una sorellina al loro primogenito Cosimino. Si sentono svuotati, chiedono soltanto giustizia.
«La colpa è dei medici - dice la donna che da giorni non mangia - quando siamo arrivati all’ospedale, stavo malissimo. Mi lamentavo, urlavo dal dolore, chiedevo aiuto, ma nessun medico si è avvicinato. Soltanto dopo che mia figlia è venuta alla luce, un medico si è precipitato per soccorrermi. Forse tutto questo è successo perché non siamo italiani, non riesco a pensare a niente. Mia figlia non c’è più, questa è l’amara realtà. Chiedo però che se qualcuno ha sbagliato paghi, mia figlia non tornerà più in vita, ma magari, in futuro, saranno evitate tragedie del genere». La procura agrigentina, dopo avere raccolto la denuncia dei due coniugi romeni, ha provveduto a sequestrare le cartelle cliniche della piccola e subito dopo ha inviato i primi undici avvisi di garanzia.
Dopo l'apertura dell’inchiesta, ieri l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ha inviato gli ispettori nell’ospedale di Canicattì. Anche la commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari ha annunciato l’avvio di un’inchiesta sulla morte.