Agusta, l’eleganza di una casa senza grandi firme

Monica Agusta è un personaggio straordinario, che da una esperienza quinquennale in Mondadori come collaboratrice di periodici, intraprende una nuova carriera nel mondo dell'aviazione privata, fino ad assumere la carica di Vicepresidente della «NetJets» per l'Italia, Sud della Francia e regione Ticino. Appassionata della casa, pone alla base di tutto che la qualità dell'ambiente in cui viviamo sia fatto fondamentale per il nostro benessere. Figura di grande eclettismo, abita sulla Costa Azzurra, in una casa nella quale, pur rispettando «le regole» che caratterizzano le costruzioni sulla riviera, ella ha saputo rivisitare e personalizzare con grandissimo gusto.
«Non amo gli stili rigorosi - tiene a precisare -, quindi non potrei mai vivere in una casa decorata solo con mobili decò o solo con pezzi firmati da Philippe Starck, ma amo coniugare elegantemente il moderno, l'etnico ed il classico. I miei pezzi preferiti sono due consoles di legno siciliane del Cinquecento e due tables habillees in legno e marmo, dipinte a mano. La maggior parte dei mobili che decorano i miei spazi sono stati fabbricati su misura da artigiani italiani. Così non possiedo, a differenza di tante mie conoscenze, pezzi firmati da grandi architetti. Il mio locale preferito? Adoro l'office adiacente alla cucina: è uno spazio raccolto e luminoso con una straordinaria vista su pini, gerani e mare. Un locale in grado di trasmettere energia positiva nel quale riesco a leggere e lavorare in maniera produttiva. Colori e tessuti come sono? Vivendo al mare prevalgono i colori chiari ma tengo a precisare come alcuni dei tessuti che rivestono i divani provengono dal lavoro dei ragazzi della comunità di San Patrignano. Cosa ne penso del design di oggi? Apprezzo molto tanti degli oggetti che oggi si realizzano, come ad esempio le lampade di Ron Arad, piuttosto che le sedie di Garauste e Sonetti, ma in fondo io sono sempre alla ricerca di oggetti unici, che sfuggano alla serialità. La mia casa ideale? Senza ombra di dubbio quella rossa di Curzio Malaparte a Capri».