Ah già, Tienanmen

Le poltrone per indignarsi con Mugabe e con Ahmadinejad sono già tutte occupate: rimanendo in zona Fao, se proprio vi annoiate, potete sempre prendervela con un cinese. È facile: sono tanti, basta prendere un delegato a caso. Ricordategli che la scorsa notte era il diciannovesimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen, quando il 4 giugno 1989 il regime di Pechino represse nel sangue la protesta di studenti e lavoratori. Ricordategli che vi furono da 2600 a 3000 morti e un numero imprecisato di feriti, ma che le autorità cinesi, ancor oggi, definiscono quegli eccidi come «sommosse controrivoluzionarie».

Ditegli che ci sono circa duecento persone, a distanza di 19 anni, incarcerate per quei fatti. Informatelo che molti familiari delle vittime, ancor oggi, subiscono pressioni o vengono periodicamente arrestati, tanto che per spostarsi debbono ottenere dei permessi speciali. Rammentategli magari dello studente Fan Zheng, un ragazzo che nel 1989 fu amputato di ambedue le gambe sotto un carroarmato: la polizia, a distanza di 19 anni, continua a reinterrogarlo. Spiegategli che ogni 4 giugno le famiglie di Tienanmen piangono i loro morti, ma le loro case sono sorvegliate affinché restino in perfetto silenzio. Spiegategli che la parola Tienanmen, in Cina, non puoi neppure digitarla in internet, nei motori di ricerca: perché ti arrestano.