Ahmad Jamal, il rivale di Art Tatum

Franco Fayenz

Festa grande, questa sera al Blue Note, per i cultori del jazz di alto profilo. Arriva il pianista Ahmad Jamal in trio con i fedelissimi James Cammack al contrabbasso e Idris Muhammad alla batteria. Si trattiene nel club di via Borsieri 37 fino a domenica 2 ottobre. Ogni sera suona alle 21 e alle 23.30, domenica soltanto alle 21.
In un caso come questo, non c’è distinzione fra gli appassionati del jazz tradizionale, "classico", moderno e contemporaneo. Su Jamal tutti sono d’accordo: i pianisti che gli si possono paragonare, come autori-esecutori e come virtuosi, sono Bill Evans, Earl Hines, Oscar Peterson, Art Tatum...
Ma di un confronto con Tatum, Jamal non vuole nemmeno sentir parlare. Ce lo dice lui stesso al telefono, con la consueta cortesia: «È questo il motivo per cui non incido dischi per pianoforte solo come mi viene chiesto da tanto tempo. Temo il confronto con Tatum, anche se nel 2006 si compiranno cinquant’anni dalla sua morte. Nessuno ha mai più suonato come lui nel jazz. E anche nella musica classica lo ascoltavano, lo ammiravano e lo studiavano personaggi come Arturo Benedetti Michelangeli e Vladimir Horowitz».
Par quasi di capire che il trio jazz di pianoforte, contrabbasso e batteria lo abbia riunito lui per la prima volta, a metà degli anni Cinquanta, proprio per tenersi lontano dallo straordinario solismo di Tatum. Allora gli furono compagni il giovane Israel Crosby al contrabbasso e Vernell Fournier alla batteria, e questa rimase la sua formazione prediletta. Seppe dare alle tre fonti sonore una splendida parità quasi conflittuale che molti ancora non riescono a conseguire (e che invece, per esempio, conseguì assai bene Bill Evans).
Si spiega dunque che Jamal sia sempre stato il pianista preferito da Miles Davis, che ciò malgrado non ebbe mai occasione di suonare con lui. E che gli spettatori dei festival italiani del jazz, durante la scorsa estate, abbiano indicato quasi all’unanimità il concerto che Jamal ha tenuto a Fano il 2 luglio (con Cammack e Muhammad, appunto) come il migliore di tutti.
Può aver avuto un’influenza positiva la lieta circostanza che il pianista, quel giorno, compiva 75 anni, per cui l’indomani la critica ha scritto che «il genio di Pittsburgh ha superato se stesso».
In realtà Jamal suona quasi sempre a quel livello, a meno che non incappi in sere o fasi non felici, per cui qualcuno lo ha addirittura un po’ sottovalutato. Ma in questo periodo egli sta vivendo una seconda giovinezza artistica, al punto che è pieno di progetti e si lamenta che la vita sia troppo breve per realizzarli tutti.
«Però - dice - penso di campare ancora abbastanza a lungo per scrivere molta musica e per tenere tanti concerti in trio, soprattutto in Europa, dove mi trovo meglio che negli Stati Uniti».