Ahmadinejad a Beirut per dire al mondo che il Libano è suo

Il presidente omaggiato da Hezbollah. Parte la corsa dell’Iran alla conquista di tutto il Medio Oriente

Atterriti, parecchi cittadini libanesi in questi giorni comprano armi. Lo ha raccontato piuttosto soddisfatto un commerciante di Beirut sul suo blog: i libanesi si aspettano che le strade del loro povero Paese, l’unico nella regione teoricamente pluralista e di fatto strangolato dagli sciiti di Hezbollah, tornino a essere scena di carneficina. I giornali sauditi come Al Watan o Al Jazirah scrivono: gli Hezbollah stanno per rovesciare il potere libanese in nome dell’Iran.
I cittadini si armano perché si aspettano che accada l’inevitabile: non serviranno più gli infingimenti del governo di coalizione formato nel 2009 da Saad Hariri, figlio di Rafik, assassinato nel 2005, e sempre ricattato con le armi di Hezbollah. Adesso il padrone vero, il capo effettivo di Hezbollah, gruppo armato che minaccia la democrazia del Libano in nome di Allah, sta per arrivare, e il segnale garrisce in queste ore nel vento: sono migliaia le bandiere iraniane che aspettano nel cielo del Libano la visita, oggi, del presidente della Repubblica islamica, Ahmadinejad, per un tour trionfale fino al confine di Israele (anche se un quotidiano nazionale rivela che la visita lungo il confine sarebbe stata cancellata). Là, a Bin Djebel e Moroun Al Ras, due villaggi sciiti teatro di scontri durante la seconda guerra del Libano, Ahmadinejad dovrebbe mettere in scena il suo odio per Israele, la sua decisione di compiere un altro genocidio di ebrei: mentre l’esercito israeliano guarderà da oltre il confine lancerà sassi verso Israele vicino a una replica di cartone della moschea di Al Aqsa. Quale magnifico gesto di leadership mediorientale, quale ottima promessa ai fanatici di tutto il mondo. Sarà il culmine di un viaggio che l’ha portato in giro per il mondo, durante il quale ha spiegato all’Onu che gli Stati Uniti si sono autoinflitti l’11 settembre e che Israele sta per essere distrutto. Ma questo è lo sfondo culturale: gli incontri con la Siria, con la Turchia, con Hamas, l’estendersi continuo della presenza iraniana in Medio Oriente, sono il lavoro che adesso Ahmadinejad consolida e porta a termine con la grande manovra libanese. La linea di confine da cui intende tirare le pietre, lui l’ha già definita «il confine dell’Iran con Israele». Certo è con Israele la guerra che porterà la desiderata apocalisse e il Mahdi, il tredicesimo imam della tradizione sciita, di nuovo sulla terra.
Ahmadinejad va oggi a fare le prove con i suoi sassi e soprattutto con il segretario generale di Hezbollah, Nasarallah, armato di 40mila missili pronto a sparare. Lo teme tutta la regione: i sauditi, l’Egitto, la Giordania, ma nessuno, dato che Obama non osa farsi sotto, pensa che sia opportuno scoprirsi più di tanto. E così in queste ore si definisce una provocazione che può trasformarsi in guerra. Un contingente fanatico e ben armato di uomini della Guardi Rivoluzionaria si trova da alcuni giorni sul territorio libanese; Nasrallah ha dichiarato che i soldi degli ayatollah sono quelli che hanno aiutato l’economia libanese in questi ultimi anni. E perché il ruolo nazionale di Hezbollah non sia messo in sottordine mentre si festeggia l’amico straniero dichiarandolo padrone di casa, ha fatto piantare un milione di alberi.
La Siria, che ha sempre considerato il Libano roba sua finché fu costretta a andarsene dall’ormai lontana rivoluzione del 14 Marzo, nel 2005, benché certo non contenta della visita, come tutti si inchina indietreggiando di fronte al tour d’onore iraniano. Ahmadinejd passeggia sulle spoglie di un Libano frammentato, spaventato, in cui Hezbollah ha tutto l’interesse a creare confusione. In questi giorni il Tribunale internazionale dell’Aia avrebbe dovuto dichiarare la colpevolezza di Hezbollah nell’assassinio di Rafik Hariri. Ma ecco che il verdetto è stato rimandato di altri due mesi. Nasrallah sa che nel momento in cui dovesse uscire alla luce, tutto il Paese sarebbe messo di fronte alla verità che ogni giorno cela con nuove invenzioni: che Hezbollah non è animato da interessi nazionali, ma è un gruppo eversivo integralista islamico al servizio di chi lo aiuta: Siria e Iran. Hezbollah insiste: il tribunale si è basato su false testimonianze. Nasrallah è nervoso, può cercare di spaccare tutto, anche con una guerra; il giro d’onore di Ahmadinejad serve a difendere il gruppo, ad aiutarlo a prendere possesso del Libano. C’è un nuovo padrone del Medio Oriente, decorato con la medaglia del più promettente odio contro gli ebrei. Ahmadinejad da Maroun Al Ras manda a dire al suo popolo, che ha trovato il coraggio di contrapporglisi nelle piazze, che ha a che fare con un grande re persiano, invincibile. E al popolo libanese, che Hezbollah è il suo custode, e che in caso qualcuno non l’abbia capito, la guerra glielo farà capire meglio. Quanto a Israele, punti i cannocchiali e aspetti senza illusioni.