Ahmadinejad contro Israele: «Cane randagio dell’Occidente»

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad è tornato a mettere in dubbio la portata degli attentati dell’11 settembre 2001, affermando che, come con l’Olocausto, gli Stati Uniti se ne sono serviti come «pretesto» per le loro politiche di aggressione nel mondo islamico.
Parlando alla cerimonia per l’inaugurazione di una città residenziale nella nuova provincia di Alborz, una settantina di chilometri a ovest di Teheran, Ahmadinejad ha rispolverato i suoi toni più duri contro Israele, definito «un cane randagio» lasciato in Medio Oriente dagli Occidentali, ma anche contro Washington. Rivolgendosi a quelli che ha definito «gli occupanti della regione», il presidente ha lanciato loro un avvertimento: «Se non ve ne andrete con le vostre gambe, i popoli della regione vi cacceranno a calci nel sedere».
Quanto poi alle affermazioni di Washington di voler mantenere «tutte le opzioni sul tavolo», quindi anche quella militare, per impedire a Teheran di dotarsi di armi atomiche, Ahmadinejad ha risposto: «Andate all’inferno, voi, la vostra faccia e il vostro tavolo».
Intervenendo il mese scorso all’Assemblea generale dell’Onu, Ahmadinejad aveva esposto la tesi che gli attentati alle Twin Towers e al Pentagono fossero stati organizzati dagli stessi Usa nell’ambito di un complotto volto a risollevare le proprie sorti politiche ed economiche. Affermazioni che il presidente americano Barack Obama aveva definito «offensive, odiose e imperdonabili». Ma anche dopo il suo ritorno a Teheran Ahmadinejad ha insistito sulla necessità di studiare quella che ha definito «la scatola nera» dell’11 settembre.
Ieri il presidente iraniano è tornato sull’argomento con parole sgradevoli e beffarde: «Dicono - ha affermato - che tremila persone sono state uccise. Bene, fate un’inchiesta in proposito, fornite le prove, e noi coopereremo per arrestare i responsabili».