Ahmadinejad: "Dialogo con gli Usa"

Nel trentennale della rivoluzione islamica di Teheran il presidente Ahmadinejad apre a Washington: "L’Iran è pronto al dialogo a condizione che si svolga nel rispetto reciproco"

Teheran - Aria di disgelo tra l'Iran e gli Stati Uniti, anche se è troppo presto per considerare chiusa la crisi nei rapporti tra i due Paesi. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si è detto favorevole a colloqui con gli Stati Uniti basati sull’uguaglianza e sul rispetto reciproco. Le parole del presidente sono state pronunciate davanti a migliaia di persone radunate per una manifestazione in occasione del trentesimo anniversario della rivoluzione islamica. Le parole di Ahmadinejad arrivano all’indomani dell’annuncio fatto dall’amministrazione Obama di voler aprire a nuove opportunità nelle relazioni con l’Iran, Paese con il quale non ha più relazioni diplomatiche dirette dal 1979.

"Siamo una superpotenza" L’Iran è diventata ormai "una vera superpotenza": lo ha detto Ahmadinejad in un discorso per il 30° anniversario della rivoluzione. Ahmadinejad ha aggiunto che le minacce militari all’Iran sono "state rimosse" per sempre.

Trentennale della rivoluzione Come ogni anno, i cittadini di Teheran raggiungono a piedi, in massa, piazza Azadi (Libertà), in un ambiente da festa popolare che unisce dipendenti statali e operai, membri della milizia islamista del Bassidj e semplici cittadini. Due giorni fa Khamenei ha affermato che "come ogni anno la nazione iraniana uscirà in massa e questo farà comprendere al nemico che ha fallito". La capitale è decorata con bandiere iraniane dall’inizio delle celebrazioni, che segnano il ritorno dall’esilio - il primo febbraio 1979 - dell’ayatollah Ruhollah Khomeiny, il fondatore della repubblica islamica. L’anniversario del 10 febbraio segna la sollevazione generale e la vittoria della rivoluzione, sancita in questa data dalla dichiarazione di neutralità dell’esercito.

Propaganda in tv La televisione iraniana trasmette ogni giorno immagini di repertorio con in sottofondo cori rivoluzionari. Passa sotto silenzio il successivo periodo di disordini, accompagnato da migliaia di vittime, che proseguirà per oltre due anni. La componente liberale, nazionalistica e laica dei rivoluzionari, divisa e osteggiata dai religiosi, scomparirà. Il movimento di ispirazione marxista dei Mujaheddin del popolo, passato all’opposizione armata, sarà decimato. La repubblica islamica, proclamata il primo aprile 1979, vede la sua costituzione adottata attraverso un referendum il 12 dicembre dello stesso anno. Consacra l’autorità dell’ayatollah Khomeiny, guida suprema che esercita il principio del Velayat-e-faghi (governo del saggio).

"Rivoluzione viva e vegeta" Inaugurando le cerimonie per l’anniversario - il 31 gennaio scorso - il presidente Ahmadinejad ha affermato che "trent’anni più tardi, la rivoluzione è sempre viva e vegeta". Eletto nel 2005 con una piattaforma di giustizia sociale, sostiene di difendere i "diseredati", malgrado una politica inflazionistica di cui sono le prime vittime. Ha inoltre ripreso il messaggio messianico dell’imam Khomeiny spiegando che "benché questa rivoluzione abbia avuto luogo in Iran, non è circoscritta alle frontiere iraniane". La repubblica islamica si pone oggi come capofila dell’anti-imperialismo, marcato dal predominio che a suo giudizio fanno pesare sul mondo le grandi potenze in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu. È la sua prima argomentazione per difendere il suo programma nucleare, che afferma avere scopi esclusivamente civili, mentre numerosi Paesi temono nasconda la volonta di dotarsi della bomba atomica. L’Iran si pone anche come "difensore accanito dei diritti dei palestinesi", sostenendo il movimento integralista islamico Hamas.