Ahmadinejad: «Felicissimo degli insulti»

da Teheran

«Quando all'università un piccolo gruppo insignificante di studenti insulta in piena libertà e senza timori il presidente eletto dal popolo, sono felicissimo: quando mi insultavano ho provato un sentimento di fierezza e ho ringraziato Allah». È quanto si legge sul blog del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che commenta le dure contestazioni degli studenti dello scorso lunedì al Politecnico Amir Kabir di Teheran.
Intanto nove leader degli studenti del Politecnico, in una lettera firmata di loro pugno, ribadiscono le loro critiche al presidente e confermano le accuse rivolte al governo presieduto da Ahmadinejad, che definiscono «liberticida». «Signor Presidente - scrivono - lei si vanta di aver dato al nostro paese una libertà della quale non ha mai goduto, mentre l'unica libertà che ancora non ci è stata tolta è quella di respirare e camminare, per il resto non abbiamo mai vissuto in una situazione peggiore per quanto concerne le libertà individuali e collettive». «Probabilmente - continuano i nove studenti che firmano la lettera - non condividiamo il significato della parola libertà». «In una società libera gli studenti non sono cacciati dalle università in quanto dissidenti, non sono pestati regolarmente dai suoi sostenitori perché contrari al suo governo, non si vedono negare il diritto a organizzarsi in associazioni o a pubblicare riviste», si legge ancora nella lettera a Mahmoud Ahmadinejad. «Lei ci ha accusato di essere agenti di potenze straniere, se riuscirà a dimostrare questa sua accusa ci auto-impiccheremo per aver tradito il nostro paese», scrivono gli studenti. «Quelle grida che lei ha ascoltato lunedì, non erano voci individuali, era la voce di un popolo che chiede libertà, democrazia e giustizia. Impari ad ascoltarla», conclude la lettera.
Dal canto suo il Tahkim Vahdat, la principale formazione studentesca iraniana, ricorda che «gli studenti hanno alzato la bandiera della lotta contro questo governo corrotto e liberticida e non intendono dar tregua alle forze repressive»