Ahmadinejad legalizza i "gulag" iraniani Carcere per le donne senza velo islamico

Giro di vite del regime contro chi non rispetta i canoni dell'abbigliamento islamico. Pasdaran, esercito, forze dell'ordine e 007 avranno centri di detenzione non controllati dalla magistratura. <strong><a href="/a.pic1?ID=170096">Nucleare, tensione fra Mosca e Teheran</a></strong>

Teheran - La «buona novella nucleare» di Mahmoud Ahmadinejad, che ha annunciato ufficialmente l'inizio dell'arricchimento dell'uranio su scala industriale, interessa molto di più l'opinione pubblica internazionale che non quella iraniana, alle prese con i problemi ritenuti molto più seri come il razionamento della benzina e la prossima campagna della polizia contro le donne che non rispetteranno il codice d'abbigliamento islamico.

Il generale Radan, comandante della polizia di Teheran, ha annunciato che a partire dal primo giorno del secondo mese del nuovo anno persiano, il prossimo 21 aprile, «le forze dell'ordine non tollereranno più il mancato rispetto per il codice d'abbigliamento islamico da parte delle donne. Chiunque trasgredirà - ha aggiunto Radan - sarà arrestata e rinviata a giudizio». Rimangono in carcere anche le due femministe arrestate il 4 aprile mentre raccoglievano firme in un parco della capitale a favore della campagna per la parità dei diritti tra i sessi. Nahid Keshavarz e Mahboubeh Hosseinzadeh sono state accusate, secondo quanto riferisce ad Aki il loro difensore Nasrin Sotudeh, di «azione contro la sicurezza dello Stato e propaganda contro la Repubblica Islamica». «Non riesco a capire - dice la giurista Mehranghiz Kar, attivista per i Diritti Umani - come rivendicare il diritto a chiedere il divorzio o il riconoscimento del diritto delle madri ad avere la podestà sui figli possa rappresentare una minaccia per la Repubblica Islamica».

Proprio mentre a Natanz, dove sono state sistemate le centrifughe collegate a cascata che permettono la trasformazione del gas UF6 in uranio arricchito, Ahmadinejad annunciava che la Repubblica Islamica faceva parte ormai del cerchio ristretto dei paesi in possesso di tecnologia nucleare, a poche centinaia di chilometri di distanza, a Hamedan, 30 insegnanti venivano arrestati. Gli insegnati sono in lotta da settimane per rivendicare l'adeguamento salariale e la reintegrazione di migliaia di loro colleghi licenziati per ragioni ideologiche perché «poco islamici», secondo i criteri stabiliti dal governo di Ahmadinejad, oppure con l'accusa di «seminare discordia etnica».

A Sagghez, nel Kurdistan iraniano, sempre nella giornata dedicata al nucleare veniva arrestato Mohammad Salehi, presidente e fondatore del sindacato indipendente dei fornai. Il suo arresto, a quanto riferiscono alcuni suoi compagni di sindacato, è in relazione ai preparativi del prossimo Primo Maggio, la giornata internazionale dei lavoratori. Quando le attenzioni dei media internazionali erano rivolte al discorso di Ahmadinejad sul nucleare, ad Ahwaz, il capoluogo del Khuzestan, la regione petrolifera iraniana a maggioranza araba, veniva arrestato da agenti del ministero dell'Intelligence Abolfazl Abedini, giornalista del quotidiano Asre Karoun. Abedini nei giorni scorsi era stato licenziato dal direttore su pressioni del governatore del Khuzestan che accusa il giornalista di «seminare odio razziale» e di «incitare la popolazione alla rivolta».

Nella giornata nucleare non è andato meglio agli studenti. A Zanjan l'Associazione Islamica dell'università è stata dichiarata illegale dalla commissione disciplinare dell'ateneo. A Teheran il portavoce degli studenti del Politecnico Amir Kabir, quelli che lo scorso dicembre cacciarono Ahmadinejad dal loro ateneo gridandogli in faccia «dittatore», si è visto negare l'ingresso nel campus universitario. Nello stesso giorno il capo del Potere giudiziario, l'ayatollah Mahmoud Shahroudi, ha firmato un decreto che autorizza quattro istituzioni ad avere centri di detenzione non sottoposti al controllo della magistratura. I pasdaran, il ministero dell'Intelligence, le forze armate e le forze dell'ordine, potranno da oggi arrestare e detenere i cittadini senza dover informare la magistratura. Questi centri di detenzione, che da anni sono operativi senza una copertura legale, ora potranno operare in piena libertà, arrestando chiunque sia sospettato di rappresentare una «minaccia» per la sicurezza della Repubblica Islamica.