Ahmadinejad scatenato: «Israele razzista» Gli europei lasciano l’aula

Come previsto. Mahmoud Ahmadinejad è stato il mattatore in negativo della prima giornata della Conferenza internazionale sul razzismo in corso a Ginevra. Il presidente iraniano, come avevano ampiamente lasciato prevedere alcune sue precedenti dichiarazioni, non si è trattenuto dallo sfruttare il palco delle Nazioni Unite per lanciare una pesante invettiva anti israeliana. E questo ha avuto come conseguenza, altrettanto prevedibilmente, la decisa reazione delle delegazioni europee presenti alla conferenza (otto Paesi occidentali, tra cui l’Italia e gli Stati Uniti, avevano già scelto di non partecipare), che in segno di protesta hanno abbandonato la sala.
Ahmadinejad ha ignorato le proteste contro di lui, perfino quella di un giovane ebreo francese vestito da pagliaccio che gli ha tirato contro un finto naso rosso. Ha evitato di nominare lo Stato di Israele, ma il suo riferimento all’istituzione di «un governo razzista» in Medio Oriente dopo la Seconda guerra mondiale è stato inequivocabile, così come ciò che ha affermato in seguito. «Con il pretesto della sofferenza degli ebrei - ha detto il presidente della Repubblica islamica dell’Iran proprio nel giorno in cui le comunità ebraiche commemorano l’Olocausto - alla fine del conflitto si fece ricorso all’aggressione militare per privare delle sue terre una nazione intera, trasferendovi immigrati da Europa, Stati Uniti e altri luoghi del mondo per installare un governo completamente razzista». Così, ha rincarato Ahmadinejad, «per compensare le conseguenze del razzismo in Europa, hanno aiutato a portare al potere il regime razzista più crudele».
A quel punto decine di diplomatici europei - con in testa proprio quei francesi e britannici che avevano deciso di essere presenti nonostante le pessime avvisaglie - sono usciti dalla sala del Palazzo delle Nazioni per l’intera durata del discorso, che il presidente iraniano ha continuato imperterrito. E quando Ahmadinejad ha ribadito il suo concetto fondamentale («il sionismo mondiale personifica il razzismo»), sono piovuti gli entusiastici applausi dei rappresentanti di Paesi arabi e musulmani rimasti in aula: gli stessi che nel 2001 a Durban avevano trasformato la conferenza internazionale sul razzismo in un podio di razzismo antiebraico.
Assai dure le critiche dei rappresentanti dei Paesi che hanno abbandonato la sala per protesta, rientrando solo quando Ahmadinejad ha finito di parlare: unica eccezione quella dei cechi, presidenti di turno della Ue, che hanno deciso di abbandonare la Conferenza. «Simili frasi offensive e antisemite non dovrebbero trovare spazio in un forum delle Nazioni Unite contro il razzismo», ha detto l’ambasciatore britannico Peter Gooderham. E Alejandro Wolff, l’incaricato d’affari all’Onu degli Stati Uniti (che con Italia, Germania, Canada, Olanda, Polonia, Australia e ovviamente Israele avevano scelto una significativa assenza) ha usato definito le parole di Ahmadinejad «vile, odioso e vergognoso». Il dialogo voluto dal presidente Obama con l’Iran, però, continuerà.
Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, che poche ore prima aveva incontrato privatamente Ahmadinejad, si è detto «profondamente deluso» per il fatto che il presidente iraniano abbia ignorato il suo invito a non provocare contrasti. «Deploro l’uso di questo podio - ha detto Ban, che di solito evita riferimenti personali - da parte del presidente iraniano per accusare, dividere e perfino per aizzare. Dobbiamo tutti respingere questo messaggio sia nella forma che nella sostanza».
Molto secco il presidente francese Sarkozy («un intollerabile richiamo all’odio razziale»), la cui delegazione era pur stata inviata a Ginevra. E durissime, come ovvio, le reazioni israeliane. Il presidente Shimon Peres ha paragonato Ahmadinejad a Hitler e l’ambasciatore israeliano in Svizzera è stato richiamato in patria per protestare contro gli onori riservati a un capo di Stato che si ostina a negare la verità storia dell’Olocausto degli ebrei. Diversa la scelta del Vaticano, la cui delegazione è rimasta ad ascoltare Ahmadinejad perché pur in presenza di «espressioni estremiste e inaccettabili», «la libertà di espressione vale anche per il presidente dell’Iran», che «non si è espresso contro l’Olocausto, non ha menzionato la distruzione d’Israele o l’eliminazione di questo Stato».