Ahmadinejad è sempre più isolato in patria

Lo «squalo» è tornato ed è pronto a divorare il presidente. Lo squalo è sempre lui, l’anziano, piegato, ma mai spezzato ex presidente Alì Akbar Hashemi Rafsanjani, 73 anni. Nel 2005 era pronto a riprendersi la vecchia carica ricoperta per due mandati consecutivi fino al 1997. Lo sconosciuto, ma esuberante Mahmoud Ahmadinejad, 51 anni, gli impose un umiliante smacco al ballottaggio. Fermato a un passo dal gran ritorno dopo una precedente, bruciante sconfitta alle legislative del 2002, Rafsanjani sembrava pronto alla pensione. Il politico più navigato della Repubblica Islamica, grande rivale della Suprema Guida, Alì Khamenei, e simbolo di quella «corruzione» che il «presidente pasdaran» giurava di voler annientare, non si arrese. Lasciò campo libero al nuovo arrivato o, come nota qualcuno in Iran, gli offrì la corda per impiccarsi.
Ora la forca è pronta è Rafsanjani prepara lo strattone finale. L’arma fatale per il presidente pasdaran è quell’economia che Ahmadinejad giurava di voler riportare alla purezza rivoluzionaria mettendo fine a privilegi e corruttele e ridistribuendo le rendite del petrolio tra i bisognosi. La crociata di Ahmadinejad, dopo 20 mesi di roboanti annunci e striminzite riforme, si è rivelata una disfatta. L’inflazione generata dalle manovre economiche del presidente ha fatto schizzare al cielo i prezzi annullando i benefici sotto forma di sussidi e dividendi sulle aziende a partecipazione statale concessi ai ceti più bassi.
La caduta dei prezzi del greggio ha reso più evidenti i rischi di un’economia basata esclusivamente sul petrolio e i ritardi di un governo dimostratosi incapace, nonostante le promesse, di differenziare le risorse. A rendere più complessa e drammatica la situazione contribuiscono le sanzioni e il crescente isolamento del Paese determinati, secondo molti iraniani, anche dalle uscite fuori controllo del presidente. Un clima perfetto per la «gelida» vendetta di Rafsanjani. Forte della sua carica di residente del «Consiglio del discernimento», l’organo costituzionale incaricato di dirimere eventuali contrapposizioni tra governo e il «Consiglio dei guardiani», Rafsanjani ha ieri dichiarato guerra ad Ahmadinejad. Il primo colpo di zanna dello squalo ha fatto a brandelli le ultime tre leggi finanziarie.
Quelle finanziarie, secondo Rafasnjani, ignorano e contraddicono le indicazioni del piano ventennale che impone di ridurre del 10% all’anno la dipendenza economica dal greggio. «Il Consiglio del discernimento avrebbe già potuto prendere misure contro questa politica, ma - ha detto Rafsanjani – ha preferito non farlo pubblicamente a causa della situazione del Paese e dei suoi interessi». Ora però l’ex presidente propone ufficialmente di sottrarre al governo, e quindi al presidente, il controllo della politica economica per affidarlo all’organo di controllo costituzionale da lui presieduto.
«Abbiamo dato un periodo di prova al nuovo governo per permettergli di concretizzare i suoi slogan, ma questo periodo è finito e il Consiglio per il Discernimento deve entrare seriamente in scena per sovrintendere alle attività dell’esecutivo», ha dichiarato Rafsanjani. Nessuno sa dire se il «Consiglio del discernimento» possa, in base alla Costituzione, avocare a sé le competenze d’indirizzo economico spettanti al Parlamento, ma proprio quest’incertezza dimostra l’incisività dell’azione di Rafsanjani.
Preciso e avveduto calcolatore, Rafsanjani agisce consapevole di avere dietro a sé il consenso delle supreme gerarchie della Repubblica Islamica. Non a caso ha subito aggiunto che le «alte autorità dello Stato» hanno già discusso «a porte chiuse» i seri problemi economici del Paese. Un altro mezzo morso al collo di Ahmadinejad per fargli capire che stavolta non potrà contare sull’appoggio della Suprema Guida, Alì Khamenei.