Ahmadinejad: sono pronto a vedere Obama e McCain

Il presidente iraniano: «Israele ha il destino segnato». E sul nucleare: «Solo gli americani e un paio dei loro amici europei si fanno dei problemi»

Il presidente dell’Iran Mahmud Ahmadinejad vuole partecipare a un dibattito con i candidati alla Casa Bianca, il democratico Barack Obama e il repubblicano John McCain. Ahmadinejad, parlando durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro, ha detto di essere «disponibile a confrontarsi con i candidati alla Casa Bianca, a patto che sia un dibattito aperto, in presenza di esponenti della stampa, in modo che tutti possano sapere quello che viene detto».
Durante la campagna elettorale per la Casa Bianca, Barack Obama ha detto di essere disponibile a incontrare Ahmadinejad e altri leader «canaglia», sotto determinate condizioni. L’idea era stata criticata da diversi esponenti repubblicani che hanno accusato Obama di ingenuità in politica estera.
Prima dell’intervento, nella notte, al Palazzo di Vetro dell’Onu il presidente iraniano aveva consegnato il suo pensiero al Los Angeles Times, sferrando l’ennesimo attacco a Israele, aggiungendo nuove accuse agli Stati Uniti che avrebbero provocato la crisi finanziaria mondiale con i costi esorbitanti delle loro guerre e - dulcis in fundo - e assicurando che la maggioranza dei Paesi del mondo sostiene il diritto dell’Iran al nucleare.
Mahmud Ahmadinejad, presidente della Repubblica islamica dell’Iran, non delude mai. E non l’ha fatto nemmeno ieri. Sullo Stato ebraico Ahmadinejad, già in passato prodigo di gravi minacce e paragoni offensivi che hanno suscitato ampia indignazione nel mondo, ha proposto al giornale californiano una nuova immagine a effetto: ormai, ha detto, Israele è come un aereo che ha perso il motore in volo e il suo destino è dunque segnato. Poi ha ripetuto il suo cavallo di battaglia: ammesso e non concesso che gli ebrei abbiano subito ingiustizie durante la seconda guerra mondiale, ha detto, queste sono avvenute in Europa e quindi spetta agli europei ospitarli. «Cosa c’entrano i palestinesi? - ha esclamato - Perché devono pagare loro il prezzo?». Al massimo, ha aggiunto, potremmo accettare in Palestina uno Stato misto palestinese ed ebraico, un progetto che gli israeliani e i loro alleati occidentali notoriamente respingono.
Ahmadinejad ha poi colto l’occasione offerta dalla grave crisi internazionale per una stoccata alla Casa Bianca. «Non sono problemi che emergono per caso - ha sostenuto il leader iraniano, che peraltro in casa propria deve far fronte a una crescente impopolarità dovuta proprio a cause economiche -. Il governo americano ha commesso una serie di errori negli ultimi decenni. L’imposizione sull’economia americana di pesanti interventi militari nel mondo... la guerra in Irak, per esempio, questi sono costi pesanti». Poi l’affondo: «L’economia mondiale non può più tollerare i deficit di bilancio e le pressioni finanziarie dai mercati negli Stati Uniti e dal governo degli Stati Uniti».
Il “meglio” di sé, però, Ahmadinejad lo ha dato sul programma nucleare iraniano. Sono anni che le ambiguità di questo progetto, ufficialmente mirato a dotare l’Iran di energia atomica per uso civile, sollevano preoccupazioni in tutto il mondo. Ahmadinejad, però, lo nega: «Prima di tutto, le popolazioni del mondo, la maggioranza attualmente, sostiene la nostra istanza», ha detto al Los Angeles Times, precisando che per «maggioranza» intende i Paesi non allineati e i «57 Stati membri dell’Organizzazione della conferenza islamica». Inoltre, il presidente iraniano sostiene che «otto Paesi del gruppo del G8 attualmente ci sostengono. Così come i quindici Paesi del Gruppo dei 15. È quindi chiaro che le popolazioni e i governi ci stanno sostenendo». Secondo Ahmadinejad, solo «gli Stati Uniti e un paio dei loro amici europei, di cui non ci interessa perché non rappresentano il mondo intero» contestano il diritto iraniano al nucleare.