Ahmadinejad a sorpresa: «Rispetto per il Papa»

Soltanto i gruppi più estremisti cavalcano la protesta. Ad Ankara un sindacato religioso chiede di arrestare Ratzinger durante la visita in Turchia

Gian Micalessin

Il più moderato stavolta è il presidente pasdaran. Incurante delle critiche lanciate a Papa Benedetto XVI dalla Suprema Guida Ali Khamenei, massima autorità religiosa e politica della Repubblica islamica e dal suo stesso governo, Mahmoud Ahmadinejad corre in soccorso del Pontefice, ne chiede il rispetto e si dice sicuro che le sue parole sono state fraintese.
A poche ore dall’intervento davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per difendere le ragioni iraniane in campo nucleare il presidente iraniano rompe il blocco della protesta musulmana e si propone come paladino della buona fede di un Papa Ratzinger frainteso e incompreso. «Noi rispettiamo il Papa e tutte le persone interessate alla pace e alla giustizia. Da quanto ho potuto sentire il Papa ha detto che le parole da lui pronunciate sono state male interpretate», chiosa il presidente iraniano durante l’incontro a Caracas con il presidente venezuelano Hugo Chavez.
La difesa del Papa gli serve per sferrare, subito dopo, un attacco alle potenze occidentali. «Indubbiamente c’è chi diffonde informazioni scorrette», attacca il presidente iraniano, difendendo la tesi secondo cui le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI durante la sua lezione all’università di Ratisbona sono state “modificate”. Gli strali contro chi diffonde «informazioni non allineate con le realtà storiche» gli servono però ad introdurre l’affondo anti occidentale. «Le guerre del XX secolo, dalla prima guerra mondiale alla seconda, sono state provocate dalle grandi violazioni effettuate dagli Stati Uniti... tutte le guerre di quell’epoca sono state provocate dagli Usa e dai Paesi europei».
Mentre Ahmadinejad sfrutta a suo uso e consumo la querelle sul discorso di Ratisbona il mondo islamico sembra sul punto d’esaurire il propellente polemico e i discorsi infiammatori. Anche perché i governi delle nazioni islamiche sono i primi a voler ridimensionare manifestazioni e polemiche che rischiano di alimentare le tesi dei gruppi radicali e del fondamentalismo. L’ordine dunque, come già successo dopo le proteste per le vignette su Maometto, sembra quello di lasciar passar la buriana senza cavalcarla troppo.
In Turchia, dove il Papa è atteso in visita a fine novembre a cercar di riaprire le discussioni sulla visita ci pensano gli impiegati del Diyanet, il direttorato generale per gli affari religiosi. Nella loro lettera gli indignati dipendenti chiedono al governo di arrestare il pontefice durante la visita del prossimo 28 novembre e di processarlo per aver insultato il Profeta Maometto. A livello di autorità religiose la presa diposizione più significativa è quella del Gran Mufti di Gerusalemme e dei Territori, sceicco Mohammad Hussein, che chiede al Pontefice di «scusarsi personalmente e in modo chiaro con i 1,5 miliardi di musulmani nel mondo per l’insulto provocato dal suo discorso». Ma il religioso chiede anche ai palestinesi di Gaza e Cisgiordania di metter fine a tutti gli attacchi alle chiese per dimostrare che «l’islam è una religione di amore, giustizia e tolleranza».
I terroristi iracheni del Gruppo Islamico, la formazione accusata di aver rapito e ucciso il giornalista italiano Enzo Baldoni, sguazzano nel fiume di parole contro il Vaticano per rivendicare un avvenuto attacco contro l’ambasciata italiana di Bagdad, di cui nessuno ha però notizia, e annunciare nuovi attentati. «Noi sappiamo che il messaggio del capo del Vaticano ha l’obiettivo di sostenere e salvare i capi occidentali dall’Islam in continua diffusione in tutto il mondo – proclama un comunicato dell’organizzazione - per questo l’esercito islamico in Irak risponderà alle dichiarazioni del capo del Vaticano. La prima pioggia ha colpito l’ambasciata italiana a Bagdad, nei prossimi giorni proseguiranno le uccisioni dei crociati in Irak».