Ahmetovic, confermata la condanna in appello

Parenti e amici delle quattro vittime di Appignano contestano il giovane rom all'ingresso della corte d'appello di Ancona e anche in aula durante il processo di secondo grado. L'accusa: "Da lui nessun pentimento". Confermata la condanna a sei anni e sei mesi

Ancona - La Corte d’Appello di Ancona ha confermato poco fa la condanna a sei anni e sei mesi di primo grado nei confronti di Marco Ahmetovic, il rom di 22 anni, responsabile della strage di Appignano del Tronto. Ahmetovic ubriaco alla guida del suo furgone aveva travolto e ucciso quattro ragazzi in motorino tra i 16 e i 18 anni.

Tensione Insulti, urla e attimi di tensione. Il destino ha voluto che questa mattina il pullman preso a noleggio da parenti e amici dei quattro ragazzi falciati dal furgone di Marco Ahmetovic incrociasse il cellulare che stava trasportando il rom dal carcere di Ascoli ad Ancona per l’udienza in corte d’appello. Lo ha riferito una parente dei ragazzi. Alcuni occupanti del pullman avrebbero urlato all’indirizzo del cellulare su cui si trovava il giovane, e vi sarebbero stati momenti di tensione ma nessun incidente. I parenti e gli amici dei quattro ragazzi, una trentina, parlando con i giornalisti hanno poi espresso il timore che venga ridotta la pena di sei anni e sei mesi inflitta ad Ahmetovic in primo grado. Contestato anche il capo d’imputazione, che è di omicidio colposo, perché - ha sostenuto la cugina di una delle vittime, Giuditta, riferendosi al fatto che il rom era ubriaco alla guida del furgone - "quella era una tragedia annunciata". Ahmetovic, accusato di omicidio colposo plurimo per aver falciato con il suo furgone quattro ragazzi di Appignano e condannato in primo grado a sei anni e sette mesi, è giunto a bordo di un cellulare proveniente dal carcere di Marino del Tronto, scortato da auto della polizia penitenziaria, ed è stato fatto entrare dall’ingresso posteriore, ma non ha evitato la contestazione.

Insulti Mugugni e insulti, non gridati ma chiaramente percepibili, sono stati rivolti anche in aula al difensore del rom, l’avvocato Felice Franchi, durante la sua arringa nel processo d’appello. Dal pubblico, dove c’erano parenti e amici della vittima, qualcuno ha detto: "Imbecille, buffone". "Ecco, vede signor presidente - è stata la replica del legale, che si è rivolto al presidente del collegio giudicante Vincenzo De Robertis - questo è il clima in cui si è svolto il processo in primo grado". Nel frattempo, il sostituto procuratore generale, Manfredi Palumbo, si era allontanato dall’aula. "Se non avessi questi quattro capelli bianchi - ha affermato Franchi, polemizzando con i toni usati da Palumbo nella requisitoria - saprei io come rispondere al pg". Sono stati questi gli unici momenti di tensione che hanno caratterizzato l’udienza. Il presidente De Robertis è dovuto comunque intervenire per invitare il pubblico alla calma, e non vi sono stati altri incidenti.

La requisitoria La requisitoria del sostituto procuratore generale Manfredi Palumbo al processo d’appello per la strage di Appignano, è stata molto dura. In particolare, riferendosi alle intercettazioni telefoniche (che avevano messo nei guai il rom Marco Ahmetovic, sorpreso a parlare con una persona indagata per altri motivi, ragion per cui il rom era tornato in carcere dagli arresti domiciliari), Palumbo ha notato che da esse emerge la sua "assoluta insensibilità". Insensibilità e "nessun pentimento, anzi la volontà di sfruttare a scopi economici la tragedia". Per Palumbo, si ricava inoltre l’impressione di una vita "completamente calata in un contesto delinquenziale". Il pg ha smontato uno ad uno i punti che costituiscono l’ossatura del ricorso in appello presentato dalla difesa, e, tra le altre cose, ha contestato una perizia fatta - sempre per conto della difesa - da una criminologa, in cui si parlava di Ahmetovic come di una persona "diligente e pentita della sua parte negligente".