Ai 650mila storici «gitani» ora si aggiungono i rom

Madrid. «In Andalusia non si sa dove finisca la parte gitana e dove inizi quella andalusa». Il detto popolare dà bene l'idea di come gli zingari siano una parte della vita culturale e sociale spagnola. Con circa 650mila gitanos, la Spagna è infatti il secondo Paese per presenza di zingari in Europa dopo la Romania. La lunga permanenza di questa comunità - arrivarono nel 1462 - ha infatti lasciato segni nella lingua come nella musica, basti pensare al flamenco. L'ultimo episodio grave di razzismo data 1993 - quando il sindaco di un paese andaluso incitò i cittadini a dare fuoco alle baracche dei gitani -, ma il 40% della popolazione non si fida a vivere nella porta accanto a quella di uno zingaro perché associa i gitani soprattutto con furti e spaccio di droga. L'80% degli zingari spagnoli si può considerare di classe media - non vive in baracche e non è un artista di flamenco -, ma il divario con il resto degli spagnoli resta abissale. Solo l'1% dei ragazzi gitani arriva all'università e il 70% lascia la scuola dell'obbligo. Anche il lavoro è precario, più della metà dei gitani in età lavorativa non ha un impiego stabile e circa l'80% fa il venditore ambulante. Ai gitani spagnoli si sono aggiunti da qualche anno anche quelli romeni, i rom, che vengono in Spagna per lavorare alla vendemmia o nelle campagne di raccolta degli ortaggi. Non esistono dati certi, li si stima in 25/50mila persone. Lo scorso anno si sono registrati problemi in vari paesi della Mancha, dove la polizia ha fatto sgomberare una ventina di insediamenti.