Ai campionati iridati di nuoto poca considerazione per l'Italia

nostro inviato a Melbourne

Ci mancavano le meduse per dimostrare che questa Italia non è proprio amata. Italia del nuoto e affini. Le ragazze del fondo si sono sentite prese al corpo. E stese. Ma fossero solo meduse! Filippo Magnini è campione del mondo della gara più prestigiosa, ma qui pare solo un oscuro comprimario. Max Rosolino è un australiano naturalizzato italiano o viceversa, ma qui se ne sono ricordati solo nel giorno in cui è arrivato e magari ha fatto notizia per quel pizzico di gossip che si porta dietro la sua avventura sul ghiaccio con Natalia Titova. Loro, gli australiani, dicono che si sposeranno. Lui, agli amici, nega.
L’Italia del nuoto non sarà una strapotenza come Usa e Australia, ma nemmeno una cenerentola. Forse bisogna curiosare fra i ricordi per capire: magari tutto nasce da quell’altra Italia, quella del calcio. Gli australiani non devono aver proprio digerito la sconfitta ai mondiali. La sorpresa degli ultimi minuti, il rigore acciuffato (loro direbbero rubato) da Grosso, ha provocato gelido disprezzo. Sfogli una rivista e l’occhio capita sulla foto del terzino nostro che oggi sembra il fratello sbiadito di quello di luglio. Ma per loro, per gli australiani, è ancora l’uomo del delitto. Tanto che gli allibratori di queste parti hanno restituito ai clienti le somme giocate su quella partita, non senza rabbia e dispetto. Cosa mai vista e mai fatta.
Il quadro è completo, anche alla luce della lettura dei quotidiani di Melbourne che si sono sforzati di infiocchettare i campionati del mondo. Basta dare un’occhiata per capire che, oltre al nuoto in vasca da 50 metri, null’altro interessa al lettore australiano. Potevano fare anche a meno dei mondiali. Le piscine, si tratti di tuffi o pallanuoto, sono al limite della desolazione sulle tribune. L’Australia è patria del nuoto, ha visto campioni su campioni, ha perso Thorpe ma si consola con Hackett, investe sui siluri e sulle sirene, degna lo sguardo sui loro avversari, si eccita per Michelone Phelps che, al Sunday Herald, ha raccontato di avere un debole per Michael Jordan. «E vorrei essere nel nuoto quello che lui ha rappresentato nel basket». È incuriosita da Cullen Jones, attrazione Usa di pelle nera che stranamente sa filare nell’acqua: si tratti di 50 o 100 metri. Cerca le emozioni da Pieter Van den Hoogenband e dal sudafricano Roland Schoeman che racconta di essere l’uomo più veloce del mondo sui 50 metri. «Ma nessuno mi potrà battere nei 100 m, soprattutto se nei secondi 50 metri saprò esser veloce come nei primi».
In qualche modo tutto ruota intorno ai 100 metri. Bene, ma chi è il campione del mondo dei 100 metri? L’italiano Filippo Magnini, risponde il quotidiano The Age che, in una serie di grandi sfide, propone di tutto e di più, ma al campione del mondo dedica solo nome e cognome. Perché, dice, la vera gara sarà tra Van den Hoogenband e Schoeman. Magnini? Italian world champion. Fine. L’Italia del nuoto è tutta qui. The Age si sforza di ricordare che, nella pallanuoto, la prima grande sfida sarà tra Serbia e Italia, ma solo perché i serbi, negli ultimi anni, hanno vinto tutto. Il resto nebbia. Qualcosa non va: Melbourne è una delle città con più alta densità di popolazione nostra. Suzie Fraser, studente in giurisprudenza, dal fisico di una diva, oggi è una delle stelle della squadra di pallavolo. Domani, racconta, dopo i Giochi di Pechino, vorrebbe andare in Italia a guadagnare soldi e fama. Allora che dire? C’è un’Italia che piace ancora. Basta non sia campione del mondo: nel nuoto o nel pallone.