Ma ai cattolici non servono le «vittorie politiche»

È ancora necessaria, oggi, la manifestazione dei cattolici a favore della famiglia?
C’è chi esalta l’iniziativa della famiglia tradizionale. E forse ha qualche motivo per la propria convinzione. Forse a partire dall’uomo delle caverne si impone l’uso della famiglia con tanto di casa, con tanto di papà e mamma, con tanto di figli, senza tanti fronzoli. Forse il raduno potrebbe essere una manifestazione enorme. Da parte mia pur condividendo le posizioni della Cei sui Dico mi permetto di esprimere qualche preoccupazione sulla riuscita della manifestazione. Potrebbe essere che la desiderata piazzata contro i Dico possa rivelarsi addirittura controproducente. E metto un dubbio sulla manifestazione a favore della famiglia, anche se spero che le posizioni della Cei sui Dico possano avere un esito trionfale o quasi.
A suo tempo piacque a molti l’idea della manifestazione di folla: sembrò un salutare segno del risveglio del popolo cattolico. La Chiesa ha fatto molto per risvegliare le coscienze al riguardo. Ma compito della Chiesa è creare una coscienza cristiana e umana (e lo ha fatto), non quello di vincere. Se andasse in cerca di «vittorie politiche» rischierebbe di snaturarsi in partito con conseguenze gravi per la fede che è molto più importante dei Dico (la legge che contesta l’aborto, che è ben peggio sul piano morale, non esiste già da 30 anni?). La manifestazione è rischiosa anche per le reazioni che potrebbe scatenare. I segnali di questi giorni sono preoccupanti e emblematici. Non a caso di recente il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, è dovuto correre ai ripari per attutire quella che poteva essere una smodata reazione dell’Osservatore Romano nei confronti di espressioni offensive. Una tale manifestazione si espone al rischio di provocare incidenti. Si potrebbe rischiare di alimentare un cattolicesimo reattivo, da sfida di piazza, un cattolicesimo che subisca il contagio dell’integralismo. È fondamentale che la coscienza dei cattolici italiani sia formata e convinta dei valori fondamentali che sono alla base della dignità della persona umana e della famiglia, matrimonio e sacramento.
Oltretutto i cattolici non sono neanche attrezzati per adunate oceaniche d’impronta politica. Una cosa è esprimere lo stato d’animo e il buon senso degli italiani come nell’astensione sulla Legge 40, altra cosa è trasformare il cattolico italiano normale, in truppa di piazza. È innaturale. Oltretutto oggi si constata che diversi credenti, come pure alcune aggregazioni cattoliche, si mostrano indifferenti al problema della difesa della famiglia-sacramento. Vogliamo tentare un’alea che peserà su moltissimi italiani? Sia chiaro: ci si auguri l’opposto delle preoccupazioni espresse in queste righe. Si auspica che la manifestazione sia l’espressione di coscienze convinte e vere.