Ai funerali i fedeli processano la magistratura

Tre striscioni appesi sul sagrato della chiesa attaccano i magistrati genovesi che l’anno scorso non arrestarono Luca Delfino

(...) al capogruppo dei senatori di Rifondazione, Giovanni Russo Spena, prendere le difese di Zucca. Tutto questo mentre davanti alla chiesa di Vallecrosia, dove erano in programma i funerali di Maria Antonietta Multari, sono apparsi tre striscioni contro i magistrati che non hanno arrestato Luca Delfino dopo la morte della sua fidanzata Luciana Biggi. L’esponente di Rifondazione non ha dubbi sulle cause che possono aver innescato il terremoto di polemiche tra il capo della squadra mobile, Claudio Sanfilippo, e il pm Enrico Zucca. Tutta colpa - dice Russo Spena - del G8 e dei risvolti giudiziari in corso tra magistratura e poliziotti. «É sgradevole pensare che la questura di Genova possa sollevare certe polemiche contro il pm Zucca solo perché costui è inquirente dei fatti giudiziari avvenuti alla scuola Diaz». Sarà anche «sgradevole» pensarlo, ma tant’è lui non si fa problemi nell’esprimere questa sensazione. Per il senatore le critiche all’operato della procura da parte della polizia nascono proprio dal ruolo che Zucca riveste nel G8. É lui, infatti, a sostenere l’accusa contro i poliziotti che sei anni fa fecero irruzione alla Diaz. É lui che, nel corso delle indagini, attaccando i difensori degli agenti, disse: «Loro guardano il dito, noi mostriamo la luna». Sullo sfondo della vicenda di questi giorni, insomma, ci sarebbe l’inchiesta relativa ai fatti del 2001. Russo Spena si prodiga in elogi per il ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, il cui richiamo alla sobrietà e all’equilibrio «è giusto». E a proposito delle indagini sulla scuola Diaz che vedono indagati dei funzionari della Polizia dello Stato Russo Spena si dice convinto che «la Procura di Genova sappia portare avanti le ragioni della giustizia».
Ma il capogruppo dei senatori di Rifondazione non è l’unico negli ultimi giorni ad avere preso le difese del pm che un anno fa non firmò la richiesta di arresto per Luca Delfino, nonostante la marea di indizi raccolti dalla polizia per metterlo in carcere. Anche ai piani alti del ministero di Grazia e Giustizia, un dirigente del Guardasigilli fa balenare l’ipotesi che alla base della contrapposizione tra la polizia e il sostituto procuratore possano esserci le vicende del G8. «É molto probabile che la circostanza che Zucca sia pm nel processo ai poliziotti indagati per il G8 abbia contribuito a determinare una situazione di tensione, ma bisogna ricordare che spesso il rapporto tra pubblico ministero e polizia è contrastato perché il magistrato è sempre stretto tra il rischio di appiattirsi sui risultati delle indagini e quello di prenderne troppo le distanze». Intanto proprio dal ministero di Grazia e Giustizia ieri è arrivata la smentita della notizia secondo la quale il Guardasigilli avrebbe telefonato al responsabile del Viminale Giuliano Amato per richiamare all’ordine la questura di Genova. «Il ministro - dice la nota - non è mai intervenuto al riguardo, nemmeno attraverso il suo portavoce o altri diretti collaboratori». E sempre ieri alla Procura generale di Genova è giunta la richiesta di Mastella per acquisire gli atti relativi all’omicidio di Luciana Biggi, per il quale Luca Delfino è l’unico indagato. Ma le polemiche non accennano a placarsi. Mentre Enrico Zucca ieri al Tg2 giudicava «utile l’iniziativa del ministro Mastella di chiedere gli atti alla Procura di Genova perché così finirà questo sciacallaggio», in sua difesa è intervenuto il procuratore capo di Sanremo, Mario Gagliano che insieme al sostituto Vittore Ferraro, titolare dell’inchiesta, coordina le indagini sull’omicidio di Maria Antonietta Multari. Gagliano non crede che «la magistratura genovese avesse sufficienti elementi per adottare dei provvedimenti. Comunque, è impossibile giudicare gli altri, quando non se ne conosce il lavoro». Chi, invece, spezza una lancia a favore della polizia è Jole Santelli, responsabile giustizia di Forza Italia che trova grave il fatto che «il pm si sia scagliato contro il capo della mobile, reo di avere parlato delle indagini compiute dalla polizia».