Ai gruppi gay Piero donò 256mila euro

GENEROSO L’amministrazione regionale Pd ha contribuito a finanziare cortei, numeri verdi e campagne anti Aids

Una passione, certamente, e non solo civile. La questione omosex, i diritti della categoria «glbt» (che sta per gay/lesbiche/bisessuali/transessuali o transgender), le pari opportunità per il terzo, quarto e pure quinto sesso, una battaglia di progresso e laicità che Piero Marrazzo ha sposato in prima persona, eccome, ma anche per via istituzionale, come presidente di una Regione elargitrice di sovvenzioni e finanziamenti alla causa omosessuale e affini. Nel 2008 l’amministrazione guidata da Marrazzo ha destinato una somma complessiva notevole al mondo gay, 176mila euro totali, divisi in varie determine dirigenziali a seconda dell’occasione e dell’urgenza. Anche nel 2007 Marrazzo aveva messo mano al portafogli regionale per finanziare con 20mila euro il Gay Pride, la sfilata dell’orgoglio omosessuale e transessuale che a Roma ha ottenuto il patrocinio del governatore.
Il versamento del contributo regionale, si legge nell’atto dispositivo, era andato al Circolo di cultura omosessuale «Mario Mieli», sito in Roma, «dal 1994 organizzatore del Pride di Roma e organizzatore ufficiale del prossimo EuroPride che si svolgerà a Roma nel 2011», riportano con orgoglio su internet. Un bonifico allo stesso beneficiario compare nel giugno 2008, importo di 16mila euro, oggetto: «Partecipazione della Regione Lazio al Gay Pride». Nel corso dello stesso anno l’ente di Piero Marrazzo ha dato il via libera a un finanziamento ancora più consistente, 110mila euro, sempre indirizzato al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, stavolta finalizzata a «Progetti prevenzione Hiv».
Ma il «Mario Mieli» non è l’unico soggetto che beneficia dell’apertura mentale della Regione Lazio in fatto di gusti sessuali e inclinazioni di genere. C’è, naturalmente, anche l’Arcigay. Ed è solo una cinica coincidenza, in questi giorni di sciagura per il governatore autosospesosi, che il presidente dell’Arcigay di Roma sia suo omonimo, Marrazzo anche lui, ma Fabrizio. All’associazione lesbica e gay italiana Marrazzo, nel senso di Piero, non ha fatto mancare il sostegno civile e finanziario della Regione Lazio, partecipando generosamente nel 2008 alla campagna istituzionale per l’istituzione del numero verde Gay Help Line 2008, con 50mila euro di fondi regionali. In quella determina che assegna il contributo si motiva la spesa con il fatto che l’associazione Arcigay «eroga gratuitamente servizi alla comunità Glbt (gay, lesbiche e trans) di Roma e del Lazio attraverso azioni di counseling, sostegno psicologico, formazione nonché attraverso la co-organizzazione di seminari, tavole rotonde, convegni in materia di discriminazione di genere». L’impegno regionale ha come controparte l’assicurazione, da parte dell’Arcigay, di inserire il logo della Regione Lazio «su media gay e sul materiale a stampa pubblicato».
Lo stesso impegno è stato rinnovato a febbraio di quest’anno, con un altro «impegno di spesa» da parte del Lazio in favore della Gay Help Line, il numero verde anti omofobia, per la cifra di 60mila euro Iva inclusa. Che sommati a quelli degli anni precedenti fanno 256mila euro versati per gay e trans.
Nobili cause, valori illuministi di tolleranza sessuale, virtù politiche progressiste che hanno scortato l’azione quinquennale dell’ex giornalista Rai Marrazzo alla Regione, ma che in questi giorni assumono una colorazione diversa, più ambigua, come la vita privata del governatore non ancora dimissionario. E pronta è anche la difesa dell’Arcigay, che nell’editoriale del presidente nazionale denuncia: «Imperversa l’omotransfobia intellettuale». Ma sotto sotto bacchetta Marrazzo, perché ha nascosto le sue inclinazioni sessuali non ortodosse: «Nel ripetere la solidarietà a Piero Marrazzo, e la piena comprensione per il suo stato d’animo, sottolineiamo che questo tipo di outing a orologeria ha l’obiettivo duplice di colpire i malcapitati di turno e di diffondere sentimenti di odio nei confronti delle persone lgbt». Cornuto, mazziato, ricattato e scaricato, dopo aver pagato di tasca sua (e di tasca nostra) per la causa transessuale. Sic trans(it).