Ai liberali non può piacere l’Italia di Prodi

Dove sono oggi i liberali, a destra o a sinistra? Se n’è parlato, in una polemica cortese, sul Corriere della Sera, dopo che Piero Ostellino, senza dubbio liberale autentico, ha, con qualche ragione, riconosciamolo, sostenuto che Berlusconi non ha avuto con sé gli intellettuali perché li considera degli astratti poco utili nell’azione politica. Rispondendo poi a Piero Melograni, coscienza nobilissima, che gli rimproverava di essersi appartato e rifiutato all’impegno per migliorare le condizioni della politica italiana, Ostellino ha dichiarato: «Mi illudo di contribuire a migliorare il panorama politico nazionale facendo semplicemente il mio mestiere» (cioè quello di giornalista).
La discussione è continuata con un intervento dell’ultimo prodotto della generosità di Montanelli, cioè il giovane Beppe Severgnini, che spesso appanna la propria intelligenza con la saccenteria, il quale così ha decretato: «L’intellettuale liberale nel centrodestra di oggi non c’è (e non può esserci)» (titolo sul Corriere del 30 agosto).
Le argomentazioni usate dall’ex giovanotto del Giornale (oggi ha superato il mezzo secolo) hanno provocato una risposta da Antonio Martino, liberale doc per dottrina e impegno politico, oltre che per discendenza familiare, il quale ha snocciolato da par suo argomentazioni e citato fior di nomi che smentiscono la sottovalutazione (voluta pour cause, si capisce) della presenza liberale nel centrodestra, o almeno in Forza Italia, pur concludendo un po’ amaramente: «... gli intellettuali vari, liberali o meno, contano così poco a destra come a sinistra o al centro».
Verissimo, come testimoniano le recenti «dimissioni da intellettuale di sinistra» (sic) di Alberto Asor Rosa, al quale va riconosciuto, anche se non ne condividiamo la visione del mondo, uno spessore intellettuale di gran pregio.
Ma a questo punto si permetta al sottoscritto, da liberale e da giornalista, qualche liberissima osservazione. È purtroppo vero che nella confusione politica italiana non trova spazio e attenzione il pensiero liberale. Che così sia lo si vede a occhio nudo, ma è indubbio che di attenzioni e spazio ne siano assai meno, o per niente addirittura, a sinistra. Nel precedente governo di centrodestra di liberali veri ce n’erano (Martino capofila), ma, come onestamente ha ammesso l’ex premier Berlusconi, la politica liberale ha trovato troppi frenatori tra gli alleati.
Per lealtà soprattutto verso il lettore va detto che nel miscuglio ideologico delle coalizioni attuali i liberali si muovono con disagio, finendo così per apparire perché minoritari, i più deboli. Non per fragilità culturale, ovviamente, ma perché nel mix dei tanti naufraghi della vecchia partitocrazia i liberali rifuggono da giochi di clan e di conventicole, preferendo misurarsi sul terreno dei contenuti, il che però nella politica vissuta conta poco, e comunque nei partiti non produce risultati concreti.
Nel gran bailamme dell’attuale politica tocca ai liberali la parte che ebbero gli intellettuali della Voce di Prezzolini negli anni dell’anteguerra ’15-18, voci forti ed eccellenti che però alla fin fine furono tutt’altro che decisive. «Quest’Italia non ci piace» fu il loro grido nel disperato tentativo di incidere sul destino di un paese che non riusciva a raggiungere l’orizzonte delle speranze di quei pochi che lo avevano voluto unito e sognavano di portarlo ai livelli delle potenze europee. Furono speranze che per un certo tempo accomunarono intellettuali tanto diversi: Papini, Amendola, Salvemini, Gentile, Soffici, Slataper, Jahier, Boine, Rebora, persino Mussolini, che poi volò verso lidi dittatoriali, ai quali Prezzolini sfuggì emigrando.
Proprio così, a portare liberali come il sottoscritto e non pochi altri nel centrodestra sono gli stessi sentimenti che portarono a gridare «quest’Italia non ci piace» gli intellettuali del primo Novecento. Come sarebbe possibile, del resto, guardare coscienziosamente con speranza alla sinistra di oggi, dove persino intellettuali tradizionalmente di sinistra si trovano a disagio? Ostellino, ne sono sicuro, vede e comprende benissimo le giuste ragioni dei liberali che rifuggono l’attuale sinistra. Quanto a Severgnini, mi permetta di dirgli cordialmente di essere più rispettoso per le scelte, oneste e razionalmente motivate, di chi si illude di contribuire con la propria coscienza critica e con onestà di intenzioni a rendere migliore questo nostro disgraziato paese.