«Ai malati garantita l’assistenza a casa»

Si punterà sulla prevenzione: «Corsi di educazione alimentare e lotta allo smog»

Enrico Lagattolla

«Va fatta chiarezza sul modello lombardo, che resta comunque un modello valido». Una scossa al monolite della sanità regionale, parole del neoassessore Alessandro Cè. L’intervento chiude il convegno «Sanità, le promesse da mantenere» organizzato ieri dall’associazione Ippocrate-onlus. Quasi un manifesto in cui leggere le linee guida del sistema sanitario lombardo per i prossimi cinque anni.
Punto primo, la convivenza tra pubblico e privato. «L’idea di un servizio gestito esclusivamente dal pubblico non mi trova concorde - ha detto l’assessore -. È giusto apportare correttivi nella definizione dell’intervento pubblico e privato, ma la competizione, all’interno di regole condivise, va mantenuta». Tutto come previsto. Anche che «il servizio pubblico sconta le differenze legate alla selezione del personale o alla burocrazia del settore». Poi la svolta: «Comunque, studieremo i requisiti per un pacchetto complessivo di accreditamento che qualifichi l’operatore privato in modo da non delegare al pubblico solo l’intervento emergenziale». In altre parole, tutela dei servizi erogati dagli ospedali pubblici, perché «l’idea di fondo della nostra politica è quella di mantenere al centro la persona». Quindi, «è possibile coniugare libertà di scelta e competitività».
Secondo, l’efficienza dei servizi. «È indispensabile coinvolgere tutti gli attori, dai professionisti che gestiscono le aziende ospedaliere alle amministrazioni locali, alle Asl». Il senso di quella che Cè chiama «democrazia della gestione» sta nell’«ottenere servizi di qualità senza perdere di vista il controllo della spesa pubblica», e nel «ridurre gli sprechi legati alle incongruenze del sistema e alle inefficienze».
Terzo, centralità dell'assistito. «Dobbiamo impegnarci per ridurre i tempi delle attese burocratiche, dobbiamo snellire le pratiche sanitarie e amministrative, migliorare il percorso diagnostico-terapeutico, investire sulla prevenzione in termini di riduzione dell’inquinamento ambientale, di igiene alimentare, di screening, di educazione alla sanità». E ancora, «è necessario sviluppare dei percorsi differenziati per le emergenze e le urgenze, potenziare i modelli riabilitativi, riducendo le lungodegenze e incrementando le assistenze domiciliari da affidare a operatori che garantiscano un elevato profilo di professionalità, e garantire una continuità assistenziale tale per cui il cittadino, nell’arco delle 24 ore, possa sempre fruire di un servizio di alta qualità».
Comunque sia, «quello lombardo è e resta un sistema valido», ribadisce in chiusura Cè. Che trova una sponda nel ministro della Sanità Francesco Storace, anch’egli ospite del convegno. «Il modello di sanità lombardo - ha detto Storace nel suo intervento - è un modello che, almeno a leggere le cifre, testimonia efficienza. Credo che in Lombardia vi sia un primato di qualità».
E, infine, una promessa: «Se la Lombardia vuole investire in progetti, le risorse sono disponibili. Occorre impiegare testa e quattrini per trovare le soluzioni necessarie, perché quello della prestazione sanitaria in tempi utili è un diritto di tutti, e va affermato con forza».