Ai mondiali in chiesa con Totti e Beckham

In Germania il via libera dei Luterani alla trasmissione delle partite nei luoghi di culto religioso. «Così attiriamo i fedeli»

Andrea Fanì

«Il pallone è una parte importante della vita». Non l’ha detto quel tale allenatore, né quel calciatore sulle copertine delle riviste alla moda, né il tifoso incallito (però lo pensa, sicuro) che dimentica persino l’anniversario di matrimonio o il compleanno della moglie, ma non scorda mai l’appuntamento con la squadra del cuore.
A rivelare una delle virtù nascoste – ma solo ai denigratori – del calcio è addirittura un pastore protestante, Hans-Georg Ulrichs. Il sacerdote, tedesco (di nazionalità), luterano (di religione) e calciofilo (di fede), è il responsabile delle iniziative religiose legate al Mondiale 2006, in programma in Germania dal 9 giugno al 9 luglio. Ora: lo scopo dell’iniziativa è opinabile – nel senso che i fini possono essere tanti – ma l’iniziativa in sé non lo è. Spieghiamo: il Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania (EKD) ha raggiunto un accordo, senza fini commerciali sia chiaro, con il comitato organizzatore del Mondiale per trasmettere le partite della prossima Coppa del Mondo. In chiesa. Risultato: le gare della manifestazione andranno in onda in sedicimila edifici, religiosi e no, spiegano i sacerdoti. Da settembre tutte le chiese interessate potranno presentare la propria candidatura, attraverso il sito della EKD.
Ulrichs, evidentemente, oltre a essere un buon pastore (di anime), è anche un discreto diplomatico: «A me spetta il compito di coordinare le idee attraverso le quali il calcio può essere utile alla comunità». Questa lo è, o almeno lo sembra. Il cristiano va in chiesa, si siede, ascolta le Gesta di Gesù. Poi resta in chiesa, si risiede – magari un poco meno composto, che il tifo sempre tifo è – e guarda le gesta di Ballack, o di Totti, o di Beckham. Alla fine, quell’ambiente, la chiesa, sarà più familiare. Ulrichs ha visto lontano, e ha visto bene: il calcio può essere una via per ri-attirare gente nei luoghi di culto.
«Siamo in contatto con la Chiesa Cattolica – ha aggiunto – per una “messa” comune a Monaco, dove si aprirà il torneo. E ci sarà un evento simile a Berlino, per la finale». Dalla Germania una piccola lezione: la vita è fatta di tanti valori, perché fare i moralisti. Quindi: «megabordelli» nelle città sedi delle gare (progetto lanciato a luglio), e ora «chiesestadio» quasi ovunque.
E ricordate: «Il pallone è una parte importante della vita». Amen.