Ai sindacati sul piede di guerra l’appoggio di Ds e Rifondazione

Fassino, il ministro Damiano e Giordano si schierano con i rappresentanti dei lavoratori: più risorse allo stato sociale

da Roma

L’onda lunga della manifestazione anti-Bush arriva al tavolo delle pensioni. Mentre la convocazione ufficiale dei sindacati tarda a venire, Palazzo Chigi si è trovato a fronteggiare due tipi di pressione. Quella della mobilitazione delle pantere grigie di Cgil, Cisl e Uil e quella di partiti della sinistra radicale «ufficiale», scottati dal confronto tra il loro sit in di sabato, sostanzialmente fallito, e il corteo degli antagonisti che invece è stato un successo. Il livello della preoccupazione dentro Rifondazione comunista ieri è emerso dalle dichiarazioni di Elettra Deiana che ha dato conto di un dibattito interno al partito sulla «utilità di continuare a stare nel governo»; in sostanza si starebbe valutando l’uscita dal governo e l’appoggio esterno. Il segretario Franco Giordano ha subito smentito, ma ha messo in chiaro che adesso il Prc pretenderà «un salto di qualità netto nella politica del governo: superare lo scalone, aumentare le pensioni basse e politiche sociali e redistributive». Le tensioni si concentreranno in particolare sulla riforma Maroni e il momento della verità sarà il vertice governo-maggioranza che si terrà domani.
Il sindacato, per il momento, si sta concentrando sulla rivalutazione delle pensioni più basse, che per quest’anno dovrebbe essere finanziata con una parte di tesoretto (1,5 miliardi di extragettito), ma che già dalla prossima finanziaria comporterà una spesa strutturale. Cgil, Cisl e Uil chiedono infatti l’applicazione dell’accordo del ’92 nella parte in cui prevede di legare le prestazioni di chi si è ritirato dal lavoro all’andamento del Pil. Un automatismo il cui onere non potrà non essere inserito nel Documento di programmazione economica e finanziaria. Il ritardo nella convocazione del tavolo, ufficiosamente annunciato per venerdì, sarebbe da spiegare proprio con le incertezze del governo sull’opportunità di accordare questa nuova spesa strutturale.
I leader sindacali, forti della riuscita delle manifestazioni di ieri, hanno detto chiaramente che tutti i temi andranno affrontati insieme. «Dobbiamo discutere di tutto: di pensioni, dell’uso dell’extra gettito, di preparazione del Dpef, perché le cose - ha spiegato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani - si tengono assieme. Tutto quello che si può fare si deve fare adesso. Poi ci sarà un supplemento dopo, ma non su materie di questa importanza». L’obiettivo è appunto quello di ottenere la rivalutazione delle pensioni. Perché - ha protestato il leader della Cisl Raffaele Bonanni - «gli impegni non sono stati rispettati e il risultato è che la gente non ce la fa più».
Sulla rivalutazione anche il segretario Ds Piero Fassino ha dato un’ampia disponibilità arrivando a ipotizzare un «progetto di legislatura» per rivalutare tutte le pensioni, non solo quelle basse. Dalla parte dei sindacati anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano che ieri ha fatto proprie le rivendicazioni dei pensionati, «una delle categorie che più ha subito negli ultimi anni un arretramento del tenore di vita».
Oltre alla rivalutazione il leader della Cisl ha posto altri due «pilastri» per il tavolo: gli ammortizzatori sociali e gli incentivi per il secondo livello di contrattazione. Su questi punti gli impegni devono essere presi prima del Dpef (cioè entro giugno) altrimenti - è l’avvertimento di Bonanni - «andremo al conflitto con il governo». Nonostante il ritardo nella convocazione, sono già in corso contatti. E non è escluso per oggi un incontro ufficioso a Palazzo Chigi.