Aida e Radames fuggono sul Nilo nel geniale cabaret dei Colla

L’Aida delle marionette Colla non è un’Aidina, è un’altra cosa. È un cabaret: ed è stata geniale l’idea di riproporla, come una volta nel glorioso Teatro Gerolamo, al Teatro Studio a pochi passi dalla Scala. Mentre si celebrano i fasti dell’opera, le marionette la rovesciano per sorriderne con affetto e dare un’occasione per riascoltarla e riamarla. Il popolo delle teste di legno, in questo caso centinaia per le scene di massa, ci offre, oltre che prodigi di tecnica ed immagini catturanti, una visione al contrario.
Se nell’opera da gran teatro la scena del trionfo è una grande sfilata, qui è una festa di carri e di animali, e la marcia trionfale si ripete fin quando, già passati cavalli ed il grosso elefante, non sia arrivato l’ultimo bizzoso elefantino. Se Aida e Radames muoiono seppelliti vivi nella tomba, qui, con mezzi di fortuna riescono a far esplodere la fatale prigione tra polvere e rovine. Mentre li vediamo in uno squarcio chiaro fuggire, navigare lungo il Nilo la gente esplode in un applauso incontenibile, come se tutti corressimo con loro, sulla piroga, verso la libertà.