Aids, tra i tossicodipendenti in diminuzione i sieropositivi

Duccio Pasqua

Sieropositivi in crescita tra eterosessuali e omosessuali, e in diminuzione tra i tossicodipendenti. È il risultato sorprendente di un’indagine presentata dall’Anlaids, in occasione delle celebrazioni per il ventennale dell’associazione di Fernando Aiuti, nata il 26 luglio 1985. Il sondaggio è stato compiuto nel 2004 in sei centri di cura dell’Aids, cinque a Roma e uno a Frosinone. A Roma nel 2004 si sono avuti 359 nuovi sieropositivi, di cui 21 tossicodipendenti, 28 ex tossicodipendenti, 193 eterosessuali e 92 omosessuali (e 25 causati da altri fattori). A Frosinone dei 18 nuovi casi di sieropositività 2 riguardano tossicodipendenti, 9 eterosessuali e 5 omosessuali; 2 dipendono da altri fattori.
L’Anlaids in tempi recenti aveva già lanciato l’allarme, sostenendo che il problema Aids fosse troppo sottovalutato. Fernando Aiuti, presidente dell’associazione, celebrando i vent’anni della sua creatura, dalla sala della Protomoteca in Campidoglio invita il Ministro della Salute Francesco Storace a centrare la prossima campagna informativa sull’invito a fare il test rivolto alle persone con comportamenti a rischio. Iniziativa che si rende necessaria, perché dal sondaggio Anlaids risulta che il 62 per cento dei sieropositivi scopre la malattia solo quando si sviluppa, quindi dopo tanti anni di trasmissione inconsapevole del virus ad altri. E Storace, in compagnia del sindaco di Roma Walter Veltroni, plaude alla meritoria attività e al grande impegno dell’Anlaids.
Ventitré anni fa, nel 1982, a Roma fu riscontrato il primo caso italiano di Aids. Oggi, nel 2005, l’Anlaids è in prima linea nella lotta al virus. Il lavoro dell’associazione nel Lazio è iniziato nel 1988, con l’apertura della sede regionale Anlaids.
«Era necessario – spiega Massimo Ghenzer, presidente dell’Anlaids Lazio – rispondere in modo efficace alle esigenze che scaturivano da una realtà completamente nuova legata al diffondersi dell’Hiv. Da allora il fulcro dell’attività è la prevenzione, e il nostro sguardo è sempre rivolto ai giovani, nelle scuole come nelle discoteche e nelle palestre».
Tra le tante iniziative portate avanti dall’Anlaids del Lazio, Ghenzer ricorda in particolare il «Progetto scuole», che ha coinvolto 6000 studenti, e il «Progetto Club Mingha», che va avanti da circa un anno in una zona del Camerun occidentale.
«L’obiettivo futuro – conclude Ghenzer – è quello di promuovere il progetto “Migranti e salute”, per attivare all’interno del Policlinico “Umberto I” uno sportello informativo e un ambulatorio di primo intervento per gli immigrati».
Come già accennato il primo caso di Aids nel Lazio e in Italia è stato a Roma nel 1982. Al 1985 risale il primo caso a Latina, all’anno successivo il primo di Viterbo e i primi due di Frosinone; nel 1987 il primo di Rieti. Da allora ad oggi nel Lazio ci sono stati 7163 casi di Aids, di cui 159 solo nell’ultimo anno. L’anno nero è stato il 1995, con ben 735 casi. Roma è naturalmente detentrice del primato regionale con 6358 casi dal 1982 al 2004, ed in Italia è seconda solo a Milano, che ha registrato 8414 casi. Nella triste classifica regionale, la capitale è seguita da Latina con 380 casi, Viterbo con 245, Frosinone con 130 e Rieti con 50 casi. Centoventicinque sono stati i casi pediatrici nel Lazio, e fortunatamente gli ultimi 4 risalgono al 2002.
I primi decessi sono stati registrati nel 1983, a Roma e Bari. Da allora al 2004 la regione ha registrato 4337 decessi, di cui 43 l’anno scorso.