Air France apre ad Alitalia e crolla in Borsa

Paolo Stefanato

da Milano

Air France «apre» per la prima volta all’Alitalia e il titolo crolla in Borsa. Non è un esordio incoraggiante per l’ipotesi di futura alleanza, specie alla vigilia dei colloqui tra Romano Prodi e Jacques Chirac, che oggi a Lucca parleranno anche di trasporto aereo. Ma il giudizio del mercato è inequivocabile: in mattinata il titolo Air France è andato immediatamente a picco, con una caduta superiore al 6%, dopo le dichiarazioni del presidente della compagnia francese, Jean-Cyril Spinetta, che ha ammesso l’apertura di «colloqui esplorativi» su una possibile partnership con Alitalia. Parallelamente è arrivata la conferma di quest’ultima (che ha precisato essere «in una fase iniziale e non esclusiva»), e la compagnia italiana si è subito impennata a Piazza Affari, con guadagni superiori al 5 per cento. Significativo anche l’epilogo della seduta: mentre Parigi ha mantenuto il giudizio negativo, penalizzando Air France, in chiusura, del 6,5% (ma sul titolo hanno pesato anche risultati trimestrali positivi ma inferiori alle attese), Alitalia ha invertito la tendenza e anch’essa, dopo una vistosissima escursione, ha chiuso in calo del 2,3 per cento.
È la prima volta che Spinetta pronuncia parole di apertura, ma ha confermato, nella sostanza, il principio sempre espresso negli ultimi anni; si andrà avanti - ha detto - solo dopo che si avrà una risposta su tre punti, e cioè: l’efficacia del piano di risanamento, la condivisione di una strategia comune e l’individuazione delle sinergie su cui contare. Dal versante italiano, il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, ha confermato che «su Alitalia ci saranno presto sviluppi».
E su questo non c’è dubbio: la scadenza dei termini per un’alleanza è stata fissata dallo stesso Prodi al 31 gennaio, e l’incontro in Toscana di oggi sarà, probabilmente, l’avvio di un processo. Perché, al di là di tutte le ipotesi registrate negli ultimi mesi, un’integrazione con Air France-Klm resta la più concreta delle vie da seguire: c’è già una partecipazione azionaria incrociata del 2%, sono già in essere dal 2001 proficui accordi commerciali, sono stati già sottoscritti preliminari che prevedono - «alla fine di un percorso» - la fusione dei vettori.
Ma il punto, oggi, è vedere a quali condizioni Air France si prenderà in carico la disastrata Alitalia. E infatti Romano Prodi, in un’intervista a Le Figaro, ha espresso la sua preoccupazione: «Ho sempre sostenuto i contatti tra i due gruppi. Ora ho molti dubbi. Vorrei conoscere le vere intenzioni di Air France». Air France «vuole creare un grande gruppo di trasporto aereo europeo in cui anche l’Italia abbia il suo ruolo o semplicemente agguantare il mercato italiano, che è grande e molto ricco?». La richiesta del risanamento dell’Alitalia preliminare a un’integrazione racchiude uno spinoso richiamo: Air France non si assumerà la responsabilità di riduzioni dell’organico, lascerà che i problemi sindacali (che tanto hanno spinto la compagnia in questo tunnel ormai senza uscita) vengano gestiti in chiave esclusivamente italiana. Qualcuno si immagina Spinetta che viene a licenziare in Italia dopo non averlo fatto né in Francia né in Olanda?
Gli accordi, per quanto è possibile ipotizzare, si svolgeranno su tre livelli. Quello politico: Prodi e Chirac, o i rispettivi ministri, potranno mettere insieme i fronti aperti tra Italia e Francia e cercare un bilanciamento globale; Prodi potrebbe, per esempio, cedere qualcosa sull’energia e ottenere dell’altro nel trasporto aereo. Un grosso peso potrebbe averlo anche l’impegno a rinnovare la flotta italiana con velivoli Airbus. Il secondo livello, strategico, vedrà Air France giocare il ruolo del «suggeritore» del nuovo piano industriale: tagli all’organico, riduzione del lungo raggio, ridimensionamento di Malpensa. A quel punto - terzo livello, sindacale - il governo si muoverà con i sindacati italiani, cercando di ottenere pace promettendo qualcosa in altri settori. Al governo un altro arduo impegno: quello di far sembrare vincente un’operazione che segnerà una sconfitta per la politica e per il trasporto aereo italiani.