Air France secca: nessun colloquio in corso per Alitalia

I francesi replicano a nuove voci Chiesto l’intervento delle autorità di Borsa per evitare «notizie menzognere». Il titolo perde il 2%

da Milano

Alle indiscrezioni di stampa che hanno riferito di colloqui tra Air France e il fondo Texas Pacif group, attraverso Banca Rothschild (guidata in Italia da Franco Bernabè), la reazione di Parigi è stata durissima: nessun contatto, nessun cambio di posizione. Air France preannuncia l’intenzione di chiedere alle autorità di mercato di «aprire un’inchiesta sulla persistenza di queste voci menzognere che riguardano una società quotata» (errore: le società quotate sono due!). Ieri Air France, alla Borsa di Parigi, ha perso il 2%; qualche settimana fa, a voci analoghe, il crollo era stato del 6%. Il mercato è chiarissimo: l’idea che Air France acquisti Alitalia non piace (Alitalia ieri ha perso lo 0,19%). Il presidente della compagnia francese, Jean Ciryl Spinetta, è furibondo. Considerato da tutti un uomo di parola, ancora una volta ha ribadito, attraverso i suoi portavoce, che «decidendo di non partecipare all'asta lanciata dal governo italiano» la compagnia transalpina «ha chiaramente espresso che non sussistono le condizioni per una sua candidatura e su questo punto non ha modificato la propria posizione». Spinetta ha sempre detto: Alitalia ci può interessare, ma solo una volta risanata.
Ed è proprio l’incrocio dell’indiscrezione con la smentita che apre un’ipotesi diversa: Air France potrebbe intervenire in un momento successivo, rilevando la compagnia risanata - poniamo, tra un paio d’anni - da un altro soggetto che la acquisti in questa fase. E potrebbe essere proprio Texas Pacific l’«apripista», grazie alla sua esperienza di risanatore e alla sua «mission» di guadagnare su una successiva cessione. Se le cose in prospettiva stanno in questi termini, i tempi sono del tutto prematuri per parlarne. Perchè i candidati all’acquisto di Alitalia oggi sono cinque, e Tpg è solo uno di questi; inoltre il fondo americano dovrà essere affiancato da un soggetto italiano per rilevare la compagnia, in virtù del fatto che gli accordi bilaterali sul lungo raggio sono nazionali, e che le compagnie titolari dei diritti di volo devono appartenere per il 51% a soggetti nazionali.
Domani, giovedì 22 - stando alle ultime indicazioni, non ancora ufficiali - si terrà l’assemblea alla Magliana per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Ma l’attenzione è tutta rivolta al 29 marzo, data in cui il nuovo cda presieduto da Berardino Libonati varerà i conti del 2006. Sarà il giorno di snodo, perchè le stime delle perdite fatte dall’uscente Cimoli (380 milioni) sono prossime al default: se sarà confermato che le perdite rispettano i parametri richiesti dal codice civile, tutta la procedura proseguirà come indicato; se Libonati invece accerterà che le perdite sono superiori, tutto s’interromperà per prendere la via del tribunale.