Air Italy va all’attacco: «A Linate slot nascosti» «Si dice che l’aeroporto è saturo, ma 43 movimenti sono disponibili». Ricorso al Tar contro le autorità aeronautiche

Giuseppe Gentile è fondatore, presidente e amministratore delegato di Air Italy, compagnia charter e di linea nata nel 2005, che attualmente dispone di una flotta di 12 aerei, 8 di lungo e 4 di medio raggio. Oggi è impegnato, al Tar del Lazio, in un braccio di ferro contro Assoclearence, l’organismo che distribuisce gli slot aeroportuali in Italia, e contro l’Enac, l’organo di controllo dell’aviazione civile. Il motivo dello scontro è Milano-Linate, un aeroporto contingentato dalla legge (non più di 18 movimenti all’ora), molto appetibile per gli operatori perché, di fatto, è il «city airport» di Milano. Qui da sempre Alitalia ha avuto una posizione di assoluto rilievo, ma la progressiva riduzione della sua flotta e della sua attività ha indotto Air Italy, nell’autunno scorso, a chiedere di poter operare nello scalo; diritto che è stato accordato per il solo periodo natalizio in via «provvisoria», in attesa che la nuova Alitalia, il 13 gennaio, riprendesse le sue quote di traffico; si è trattato di due voli per Napoli e uno per Bari.
Chiediamo a Gentile: protestate perché vi hanno tolto un diritto che era comunque a termine? Lo sapevate che si trattava di slot provvisori...
«No, non protestiamo per quello. Certo: i collegamenti con il Sud in quelle due settimane hanno dato risultati sorprendenti, con il 97% di riempimento, e ci avrebbe fatto molto piacere continuare a operarli in via ordinaria».
Per che cosa protestate allora?
«Sulla scorta di dati fornitici dalla stessa Assoclearance e di nostre rilevazioni effettuate a Bruxelles, Linate è tutt’altro che saturo. Ma molti slot, che dovrebbero essere messi a disposizione, sono invece tenuti “nascosti”».
Quanti sono?
«Secondo i nostri calcoli sono disponibili 43 slot - finestre orarie per decolli e atterraggi - ed è illegittimo che non vengano attribuiti».
Questo deriva dalla contrazione dell’attività della nuova Alitalia?
«Sì, ma ha radici nella crisi della vecchia Alitalia».
Secondo lei ci sono motivazioni protezionistiche in questo atteggiamento delle autorità?
«Preferisco non addentrarmi in retropensieri. La realtà è che noi avremmo diritto a effettuare collegamenti da Linate, ma questo non ci viene consentito».
Perché avreste diritto?
«Perché le norme dicono che quando ci sono slot disponibili, la metà devono essere assegnati a nuovi operatori, la metà a compagnie che abbiano già una presenza sull’aeroporto. La nostra domanda, che riguarda i collegamenti con Napoli, Bari e Roma, è la più vecchia tra quelle dei nuovi operatori».
Quando verrà discussa la causa al Tar?
«La data non è stata ancora fissata, ma credo che i tempi saranno rapidi».
È fiducioso?
«Sì. Anche perché la nostra posizione sta dalla parte dei consumatori e della concorrenza. Ne è prova il fatto che si sono uniti a noi nel giudizio il Codacons e l’aeroporto di Napoli».