Airbus, parte la Fenice progetto sfortunato da cui l’Italia si sfilò

Quando, questa mattina, l’Airbus A400M, il nuovo aereo da trasporto militare europeo, staccherà per la prima volta le ruote dalla pista dell’aeroporto di Siviglia a molti verrà naturale pensare a “il volo della Fenice”. Già, perché la saga di questo aereo è da tempo a rischio di un epilogo catastrofico, a causa di ritardi, problemi tecnici, industriali, manageriali, salvo poi resuscitare, in particolare grazie agli sforzi di Francia e Spagna, che con Germania e Gran Bretagna sono in prima fila in questo progetto.
L’A400M sopravvive perché si tratta di un progetto troppo grande per essere cancellato. Rinunciarvi lascerebbe alle industrie Usa il monopolio nel settore, brucerebbe 20mila posti di lavoro in Europa e colpirebbe mortalmente Eads, la casa madre di Airbus, che già ci ha rimesso 2,4 miliardi di euro. Quindi entro la fine dell’anno i sette clienti iniziali, che ne hanno ordinato 180 esemplari nel 2003, organizzeranno un costoso salvataggio. Il vecchio contratto, a prezzo fisso, 20 miliardi di euro, sarà riscritto. Del resto era folle pensare che si sarebbe potuto realizzare un aereo tanto complesso e con un nuovo motore in appena sei anni.
L'A400M doveva essere consegnato dal 2009, invece i clienti lo riceveranno solo dal 2013. Sarà un velivolo sovrappeso, che non soddisferà tutti i requisiti e verrà a costare circa 130 milioni di euro invece di 70-80. Tutto ciò sempre che i governi siano disposti a sborsare cinque miliardi di euro addizionali o ad accettare compromessi. L’A400M intanto ha già perso uno dei due clienti acquisiti: il Sudafrica ha cancellato 8 aerei, per circa 800 milioni di euro, e vuole indietro i 250 milioni anticipati. La Malesia per ora conferma i suoi quattro aerei.
Alla fine l’A400M diventerà un buon aereo, forse anche un successo commerciale, ma certo l’Italia non ha sbagliato quando ha deciso di abbandonare l'avventura europea. All’epoca Roma fu accusata di tradire l'Europa, il ministro degli esteri Renato Ruggiero si dimise nel 2002 per protestare contro la decisione del governo Berlusconi. Una decisione azzeccata.