Aiutò la moglie a morire, giudice lo scagiona

Lei era malata di sclerosi multipla da vent’anni e lui favorì il suicidio con un sacchetto di plastica

Erica Orsini

da Londra

«Lei è stato un marito che non solo ha amato profondamente la moglie, ma le ha dimostrato una devozione di assoluto altruismo». Con queste parole di sincera comprensione ieri il giudice britannico Brian Barker ha lasciato libero un uomo accusato di aver aiutato a morire la compagna di una vita da anni gravemente ammalata.
David March, un signore di 58 anni che vive a Caterham nel Surrey, lo scorso anno aveva ammesso senza ritrosia di aver sostenuto attivamente la moglie Gillian a suicidarsi. La donna, soltanto un anno più vecchia del marito, soffriva di sclerosi multipla dal 1984. Nel momento in cui le diagnosticarono la malattia, Gillian affermò di voler morire prima che il marito fosse troppo vecchio per incontrare un nuovo amore. Il suicidio le era parsa l’unica soluzione per evitare il tormentato e doloroso decorso senza speranza al quale vanno incontro tutti coloro colpiti da una simile patologia. Gillian aveva tentato di uccidersi già due volte (e il marito aveva chiamato l’ambulanza), ma non ci era riuscita. Al suo terzo tentativo, avvenuto il 19 settembre del 2005, aveva infilato la testa in una borsa di plastica per soffocarsi. Quando il marito aveva fatto ritorno a casa per prepararle il pranzo l’aveva trovata così e non aveva tentato di liberarla. Aveva soltanto stretto più saldamente le stringhe che la moglie aveva legato intorno alle estremità del sacchetto ed era rimasto accanto a lei per più di mezz’ora tenendole la mano. Quando era stato sicuro che Gillian se n’era andata aveva chiamato l’ambulanza.
Il signor March era stato accusato di omicidio, ma poi la richiesta del suo legale di derubricare l’accusa ad un reato minore vista l’ammissione di colpevolezza era stata accolta. Un patologo aveva inoltre dichiarato che non vi era certezza che la signora sarebbe sopravvissuta anche se il marito non l’avesse aiutata nella sua ultima azione. Con una decisione che rivela grande umanità, ma rimane sorprendente dal punto di vista legale, il giudice della corte inglese ha deciso di sospendere la sentenza limitandosi a condannare David March a 50 ore di servizio sociale non retribuito.
Gillian e David si erano sposati nel 1979, lui aveva un buon impiego in pubblicità al quale aveva rinunciato quando la moglie si era ammalata. Aveva accettato un lavoro di giardiniere che gli consentiva di starle vicino, di far ritorno a casa un po’ prima per cucinarle il pranzo ed occuparsi delle pulizie. Ma Gillian non voleva continuare a vivere in quelle condizioni e aveva già espresso la sua intenzione di farla finita se la situazione fosse divenuta intollerabile. «Avere una via d’uscita se le cose si mettono troppo male - aveva scritto nel suo diario già nel 1992 – è l’unica maniera che ho per farcela».