«Aiuta i bambini» Il primo videogioco usato in ospedale

Dopo essere diventato materia di studio all’Università, The Sims è diventato il primo videogame a entrare in ospedale. E non un ospedale qualsiasi, ma l’Anna Meyer di Firenze e in particolare il reparto di Oncoematologia che accoglie minori da 0 a 18 anni di età, affetti da patologie tumorali, provenienti anche da altre regioni e da paesi stranieri. Le attività ludiche svolte in reparto hanno come scopo quello di fornire ai ragazzi ricoverati uno spazio (fisico e mentale) che consenta di trascorrere il tempo in maniera piacevole usufruendo, al contempo, dell'opportunità di esprimere pensieri, dubbi, preoccupazioni legate all'età, ma anche all'esperienza difficile e dolorosa che stanno vivendo. Il gioco si configura, quindi, come uno strumento con cui l'operatore si accosta al ragazzo (bambino o adolescente) per stabilire con lui una relazione e offrirgli ascolto. Con i bambini (0-12 anni) vengono utilizzati giochi tradizionali come il disegno, il pongo, i pupazzi; con gli adolescenti si è posta la necessità di trovare un'attività ludica che non li faccia sentire «piccoli», ma attraverso la quale possano comunque esprimersi. In questo contesto il computer può rappresentare uno strumento ludico utile; in particolare, con gli adolescenti, è stato utilizzato il videogioco «The Sims». Offre al ragazzo l'opportunità di creare una realtà e di esprimere, anche senza l'uso della parola, parti importanti di sé. Il gioco offre l'opportunità di costruire una famiglia (non intesa nel senso tradizionale della parola) con uno o più personaggi ed è possibile definirne il sesso, il colore della pelle, l'aspetto, il carattere. Il giocatore può scegliere anche l'arredamento della casa la cui costruzione fornisce altri utili informazioni rispetto al suo carattere. Ad esempio una ragazzina ha creato una famiglia composta da due donne (un adulto e una bambina) come in effetti era la sua, ma alla seconda seduta di gioco ha esclamato: «Come sono sole! manca un uomo qui!». Un ragazzo estremamente chiuso, invece, ha creato una casa abitata da un uomo da solo. Vari sono stati gli atteggiamenti mostrati dai ragazzi nei confronti dell'attività proposta: la gran parte dei bambini sono pienamente entrati nel meccanismo del gioco e hanno cercato di partecipare all'attività con regolarità.