Aiuti all’auto, braccio di ferro con Bruxelles

Tamponata fino a marzo la crisi dell’industria automobilistica Usa («Abbiamo applicato l’ultima opzione rimasta per evitare il fallimento; i costruttori usciranno rafforzati», ha spiegato ieri George W. Bush), ora si apre la difficile partita europea.
Sul tavolo di Carlos Ghosn, numero uno dell’Alleanza Renault Nissan e dal primo gennaio 2009 presidente dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei di autoveicoli, ci sarà lo spinoso nodo degli aiuti al settore. A meno di improvvise accelerazioni negli ultimi giorni del 2008, sotto la presidenza di Christian Streiff (Psa Peugeot Citroën), toccherà al tenace Ghosn battere cassa a Bruxelles. E se il governo americano ha messo a disposizione di General Motors e Chrysler un finanziamento di 17,4 miliardi di dollari (il Canada ieri si è accodato con un pacchetto di altri 3,3 miliardi di dollari Usa), la Ue non può stare a guardare. «La disparità di trattamento sarebbe ingiusta ed evidente», come affermato tempo fa dall’ad della Fiat, Sergio Marchionne, che aveva quantificato in 40 miliardi di euro il fabbisogno del settore.
Il 2009 è alle porte e le previsioni sono pessime, soprattutto per quanto riguarda i primi sei mesi. Secondo gli analisti di Deutsche Bank, in proposito, i produttori di auto europei andrebbero incontro a un calo dei profitti del 40%, con un taglio delle stime di utile per azione del 35%. Sempre Deutsche Bank vede le immatricolazioni scendere del 12% a trimestre per i primi due trimestri.
Il tema auto è ovviamente all’attenzione della Commissione Ue, come ribadito nei giorni scorsi da Christine Lagarde, ministro dell’Economia francese (il governo di Parigi detiene la presidenza di turno dell’Ue): «Bruxelles ha allo studio possibili misure di sostegno, che non saranno per forza simili a quelle americane». Nelle capitali europee, comunque, si aspetta un segnale. L’Italia, in particolare, ritiene che un piano di aiuti potrebbe essere preso in considerazione nel momento in cui l’Ue varerà una «cornice generale». «Sarebbe un errore - ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini - che si finanzi questo o quel settore a seconda degli Stati membri». Intanto, dopo la Svezia intervenuta con 2,6 miliardi a beneficio di Volvo e Saab, ieri si è mossa la Gran Bretagna facendo trapelare di voler concedere un prestito a Land Rover e Jaguar, entrambe controllate da Tata Motors. Nel frattempo la situazione generale si aggrava: Bmw (meno 60% di profitti nell’ultima trimestrale) starebbe infatti valutando un nuovo taglio dei livelli di produzione e l’adozione di altre misure per contenere i costi.
E una volta risolta la partita sugli aiuti, potrebbe iniziare il grande risiko dei consolidamenti, come ipotizzato da Marchionne.