Aiuti alle famiglie, si tratta sugli assegni

Dopo l’intesa sui fondi per la scuola privata, stallo sui sussidi ai neonati: deciderà la Camera. Baldassarri: sì a un’authority che controlli le spese

da Roma

Ancora lontana un’intesa nella maggioranza sul pacchetto famiglia. Se sui fondi per la scuola privata l’accordo tra i partiti della Casa delle libertà è scontato, ora si comincia a mettere in dubbio la misura che fino a venerdì era considerata un po’ il cardine delle politiche sociali contenute nella Finanziaria 2006: l’assegno per i nuovi nati.
Il rifinanziamento del bonus bebè, ha detto ieri il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri, «non lo vedo così efficace ed efficiente». Per quanto riguarda lo stato delle trattative su come ripartire il miliardo a disposizione del pacchetto, il viceministro di An ha spiegato che «siamo nella fase in cui le forze politiche mettono sul tavolo le loro proposte. La decisione finale - ha ribadito - avverrà alla Camera». Per quanto riguarda le cifre, le sovvenzioni per la scuola privata comportano un onere di circa 100-120 milioni di euro. Rimangono 900 milioni che dovranno essere ripartiti tra le altre misure in campo: dai libri scolastici gratis (sponsorizzata da Forza Italia) al fondo di garanzia per i mutui (firmata An) a misure per i nuclei numerosi (Udc).
A conferma di quanto la partita sia sentita nella Cdl, ieri il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha chiesto «segnali veri» sulle famiglie che - ha spiegato - «sono in difficoltà e subiscono in prima persona la crisi economica che in Italia come in Europa c'è».
Per il resto la Finanziaria prosegue il suo iter a Palazzo Madama. È stato approvato un emendamento presentato dal relatore Riccardo Pedrizzi (An) che introduce nel decreto fiscale collegato la vecchia «legge mancia»: un provvedimento che autorizza la spesa di 222 milioni di euro, 100 per il 2004 e 122 per il 2005, per il finanziamento retroattivo di interventi su tutto il territorio nazionale (cioè sui collegi dei parlamentari). «È una misura che continuiamo a rimbalzarci tra Camera e Senato - ha spiegato il firmatario dell'emendamento - e finanzia finalizzazioni a beni culturali e strutturali su tutto il territorio».
Il dibattito politico è stato ancora una volta monopolizzato dalla situazione dei conti e della manovra correttiva da cinque miliardi di euro varata venerdì dal governo. La sinistra ha chiesto all’esecutivo di riferire in Parlamento e si è tornati a parlare della authority sui conti pubblici. L’Unione - in linea con Romano Prodi - ha chiesto un «commissariamento» della finanza pubblica. Diversa la richiesta di settori del centrodestra, come quella di Baldassarri, in linea con l’Udc. «Chiediamo un authority per i conti pubblici, da gennaio del 2004. Prodi, invece, vuole in pratica solo un controllo nel momento in cui si passa da una legislatura all’altra. Noi, invece, vogliamo una tutela permanente».