Aiuti, Blair convince Bush a dare più soldi per l’Africa

Gli Stati Uniti verseranno 674 milioni di dollari ai Paesi più poveri: sfameranno 14 milioni di persone

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Un compromesso sugli aiuti all'Africa e la difesa dell'ambiente hanno permesso al premier britannico Tony Blair e al presidente americano George Bush di superare le differenze a un mese dal G8. Al vertice dei Paesi industrializzati che si terrà dal 6 all'8 luglio a Gleneagles in Scozia, Gran Bretagna e Stati Uniti si presenteranno con idee in parte diverse, ma con la volontà di collaborare senza polemiche.
Bush e Blair hanno annunciato ieri a Washington aiuti notevolmente inferiori al «piano Marshall per l'Africa» che la Gran Bretagna avrebbe voluto annunciare al G8, ma sufficienti per evitare una polemica tra i due Paesi. Gli Stati Uniti destineranno ai Paesi più poveri dell'Africa, come Etiopia ed Eritrea, 674 milioni di dollari già stanziati dal Congresso per gli aiuti all'estero. Secondo i calcoli della Casa Bianca questa somma dovrebbe essere sufficiente per sfamare 14 milioni di persone.
L'iniziativa è più modesta della proposta iniziale di Blair. «Ci sono certe cose che sappiamo che non faremo, che non chiederemo loro di fare» ha preso atto il premier. Il piano britannico avrebbe impegnato i Paesi del G8 a destinare lo 0,7 del loro prodotto interno lordo alla cooperazione allo sviluppo dell'Africa, cominciando con una imponente distribuzione di aiuti alimentari alle nazioni colpite dalla carestia. Inoltre una istituzione finanziaria internazionale avrebbe dovuto raccogliere 50 miliardi di dollari l'anno per l'Africa attraverso la vendita di obbligazioni sui mercati. L'Unione Europea ha aderito in parte alla richiesta di Blair e ha promesso lo stanziamento di otto miliardi di dollari entro il 2010.
Nella conferenza stampa congiunta, Bush e Blair hanno fatto appello alla generosità degli altri Paesi. Prima ancora di ricevere l'ospite tuttavia Bush aveva precisato che il piano britannico non è compatibile con i bilanci americani. Il presidente non è autorizzato a impegnarsi per contributi che andrebbero oltre la durata del suo mandato.
Il portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan, ha spiegato che i 674 milioni promessi da Bush saranno prelevati dai fondi destinati dal Congresso agli aiuti alimentari e allo sviluppo dell'agricoltura nei Paesi poveri. Si tratta di una iniziativa del tutto indipendente da quella che sarà eventualmente approvata dal G8. Gli Stati Uniti non sono disposti a sborsare altro denaro, ma sono favorevoli a cancellare parte dei debiti dei Paesi africani.
Il tema della povertà dell’Africa dominerà il vertice in Scozia. Dopo i contrasti sulla guerra in Irak i paesi ricchi sono sotto pressione per mostrare il loro volto compassionevole e impegnarsi nella lotta alla fame e alle malattie. La regina Elisabetta ha rinunciato alle tradizionali vacanze in Scozia in luglio in previsione di dimostrazioni violente dei «no global» e il cantante Bob Geldof ha annunciato una nuova edizione di «Live Aid», il concerto con cui i divi del rock raccolsero fondi per l'Africa negli anni 80.
Ieri alla Casa Bianca si è discusso anche dell'effetto serra. In una intervista al Financial Times Blair aveva chiarito che non intendeva chiedere agli Stati Uniti di rivedere la loro posizione sul trattato di Kyoto. La soluzione, secondo Bush, consiste nello sviluppo di tecnologie per un uso più efficiente dell'energia. Il governo americano rimane dell'opinione che le misure contro l'emissione di gas inquinanti debbano essere incoraggiate con incentivi alle industrie e non imposte con divieti.
Mentre Bush accoglieva l'alleato britannico, a pochi isolati dalla Casa Bianca, il nuovo presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz teneva la sua prima conferenza stampa e prometteva anch'egli di impegnarsi a fondo contro la povertà in Africa. La Banca mondiale ha annunciato un sostanzioso aumento degli aiuti.