Aiuti per l’Abruzzo Tanta generosità non dev’essere sprecata

Caro Direttore,
sono rimasto, come tutti, profondamente turbato dalle immagini televisive e dai toccanti resoconti dei giornalisti del nostro quotidiano che ci hanno raccontato la tragedia dell’Abruzzo. Però, in tutto questo buio dell'anima reso ancora più drammatico, per chi crede, per il fatto che sia avvenuto proprio nella Settimana Santa (ripenso al terremoto che accompagnò la morte di Gesù e mi pongo tante domande che so non avere risposte), un fatto positivo, a volerlo trovare, c'è. E mi riferisco ai numerosi gesti di generosità che gli italiani hanno moltiplicato in questi giorni in soccorso di questi loro fratelli. Chi ha potuto, si è messo in viaggio per portare aiuti alle popolazioni colpite; chi non ha potuto, ha certamente aderito alle numerose raccolte fondi (non c'è che l'imbarazzo della scelta) che sono state avviate per dare un sostegno economico a quelle povere famiglie. Anche lo Stato ha dimostrato di essere subito presente accanto ai suoi figli colpiti. Ecco, Direttore, se serviva una riprova della generosità di noi italiani, l'abbiamo data. Un piccolo raggio di sole in mezzo a tante lacrime.

Che gli italiani rispondano presente, nelle situazioni difficili, non è una novità. La vera novità, in questa circostanza, è che ha risposto presente lo Stato. Ci ha fatto caso? Rispetto alle altre emergenze non si è assistito allo sconcerto, al disordine, al caos organizzativo cui, purtroppo, eravamo abituati, dall’Irpinia all’alluvione in Piemonte. Le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo, pur tra grandissime sofferenze ed enormi disagi, hanno potuto sentire da vicino la presenza delle istituzioni. E, dietro le istituzioni, di tutto il popolo italiano. Lei ha ragione: la mobilitazione spontanea è stata come al solito commovente e generosa. Volontari, donazioni di sangue, offerte in denaro. Però, mi sia permesso fare un’osservazione su questo tema: bisognerebbe che questo slancio di cuore non andasse perduto. Il rischio è sempre in agguato. E, a volte, ho l’impressione che il moltiplicarsi di raccolte, ognuna con il proprio marchietto, ognuna con la propria bandierina, lo moltiplichi. E che non sia, perciò, la strada migliore per aiutare davvero l’Abruzzo, e per fare in modo che la novità dell’aiuto nelle prime 48 ore possa diventare novità anche nella ricostruzione futura. Mi spiego: troppo spesso in passato, abbiamo assistito alla frantumazione degli interventi. Una casetta ricostruita qui, un ponticello là. Ognuno con il proprio marchietto, per carità. Ma senza un coordinamento, senza una visione unitaria. Invece la storia ci insegna che gli aiuti funzionano quando hanno una gestione comune, quando c’è una linea di decisione (e quindi di responsabilità) chiara e definita. Così si evitano opere inutili e sprechi. Sì, sprechi. Lo vogliamo dire? In passato alcune di queste raccolte sono finite in nulla (o peggio: in truffa) o altre (vedasi tsunami) hanno arricchito più chi le organizzava che le popolazioni sofferenti. E dunque mi domando: perché, anziché organizzare ognuno la sua raccoltina che fa tanto chic nelle prime ore della commozione e poi rischia di perdersi nei meandri burocratici e organizzativi, non facciamo confluire la maggior parte delle risorse messe a disposizione dalla generosità degli italiani alla Protezione civile, che ha dimostrato di sapersi muovere così bene? A me, a noi del Giornale, oggi sembra senza dubbio la strada migliore.